Brescia-Samp: un fritto misto di ragione, cuori e rivendicazioni

La ragione: c’è un disperato bisogno di tornare alla vittoria - una nelle ultime 12 uscite - e di riassaporare un gusto da tre punti in casa che ai palati dei poveri habitué del Rigamonti manca da tre mesi esatti.
I sentimenti: in questo caso il carico speciale di cuore lo trasportano Andrea Pirlo e Roberto Baronio. La per niente strana coppia tecnica che guida una Sampdoria dalla spiccata inflessione bresciana.
Le rivendicazioni: sono quelle di Massimo Cellino nei confronti di Andrea Radrizzani tesi (ora comunque sempre più defilato dalla Samp con il solo Manfredi in prima linea), protagonista in estate del salvataggio estivo dei blucerchiati - una manovra sulla quale il Brescia alle prese con l’operazione riammissione aveva puntato l’occhio di bue - e che era stato in affari con il presidente del Brescia ai tempi del Leeds. In una operazione che in base a quanto denunciato a mezzo stampa da Cellino, deve ancora concludersi con la restituzione di un maxi prestito.
Ecco allora che Brescia-Sampdoria si presenta come un fritto misto. Se gustoso o indigeribile, lo scopriremo solo domani. In uno stadio che di «miserie» tecniche e tattiche non ne può più. Brutture in serie oltretutto perlopiù accompagnate da risultati che nemmeno fanno media. L’ultima volta che i coraggiosi di Mompiano hanno fatto festa in presenza è stata il primo maggio scorso in un Brescia-Cosenza 2-1 che cadde in piena rincorsa salvezza. Dopodiché, in assoluto in casa il Brescia non vince dalla sua prima di campionato - 3 settembre - proprio col Cosenza. Solo che quella vittoria si era consumata a porta chiuse. Poi, dalla riapertura degli spalti, tre pari consecutivi e tre sconfitte di fila.
Quello di domani sarà il debutto casalingo per Rolando Maran, che dopo due assaggini con Pisa e Südtirol ha voglia di offrire il piatto forte. Ma ne ha soprattutto bisogno per far partire l’operazione decollo portando il Brescia, prima di tutto, in una situazione di classifica in linea per pensare di arrivare a gennaio senza affanni.
Gli ex
La sfida è da lanciare a una Sampdoria che, dopo aver visto sorci verdi in avvio, ha trovato una sua stabilità. Tanto che i blucerchiati arrivano da quattro vittorie - tre delle quali, le ultime consecutive - nelle ultime cinque partite. Guida Andrea Pirlo, figlio prodigio di Brescia e del Brescia, che tuttavia per squalifica si godrà - si fa per dire - il suo primo ritorno da ex dalla tribuna o da un pitch box. La scena, e l’emozione di toccare un’erba che significa casa, se la prende così Roberto Baronio, un altro ex piede sopraffino del centrocampo sul cui amore per il Brescia non ci piove. E qualcosa di speciale dentro se lo sentiranno smuovere dentro anche gli altri membri bresciani dello staff come Nicola Pavarini (pure lui ex Brescia) e Mauro Bertoni. Un ex è anche l’osteopata Marco Cesarini. E poi ci sono i bresciani del campo: Girelli, Panada, Seba Esposito.
Cellino-Radrizzani
Il risultato è un accomodamento di classifica prima di tutto, ma sullo sfondo c’è appunto anche la «guerra fredda» Cellino-Radrizzani a dare il giusto pepe. Radrizzani, da socio, rilevò il poi il Leeds dall’attuale presidente del Brescia e per quanto siano trascorsi sette anni dalla fine dell’avventura in Premier, Cellino ha fatto sapere di «avanzare» ancora qualcosa dall’ex sodale col quale i rapporti si erano via via guastati. E il perché, come da dichiarazioni di Cellino, è presto spiegato: «Radrizzani mi deve ancora restituire, con rate annuali, un prestito da 9,6 milioni di sterline e l’ultima rata è scaduta... Quei soldi mi servono per il Brescia perché quei soldi vanno alla società con la quale gestisco il club» disse il numero uno di via Solferino a settembre attaccando frontalmente Radrizzani e mettendo anche in dubbio il suo ruolo effettivo nella Samp. Che il Brescia in estate, mentre teneva sotto tiro la Reggina, aveva messo nel mirino chiedendo anche - senza ottenerlo - l’accesso agli atti presentati in Covisoc dai blucerchiati perché da via Solferino ritenevano che non fossero chiari i meccanismi del salvataggio del club ligure.
In un’intervista uscita ieri sulla versione online del quotidiano inglese Daily Mail (di cui si riprende un passaggio anche a parte), il presidente del Brescia torna ai tempi del Leeds, quando - per sei mesi - gestì la società in comproprietà con Radrizzani. «Avevamo concordato un prezzo per il mio 50% con il club in Championship e un prezzo più alto con il club in Premier League. Credo che avesse pensato: "È meglio se non saliamo subito, così posso acquistare tutta la società spendendo meno". Gli piaceva vendere e comprare giocatori. Ma il calcio è un’altra cosa. Chiamo questo genere di persone dilettanti. Sono pericolosi».
Domani ce n’è per tutti.
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