L’estate del Brescia, ora, è davvero finita. Da non credere, se si bada alle temperature tornate torride in questi ultimi giorni. Ma la sensazione nei corridoi della sede è un po’ questa. L’attesa estenuante, il susseguirsi di sentenze come in un percorso a ostacoli, e infine un mercato-lampo compresso in una decina di giorni. Tutto alle spalle: ora c’è il campo, e il dovere di riscattare l’incubo della scorsa stagione.
La proroga concessa alla società di Massimo Cellino si è conclusa ieri alle 20. Le ultime ore, come ormai si era capito, col patròn che aveva fatto capire già giovedì che per lui bastava così, non sono servite a piazzare un ulteriore «colpetto», ma solo a perfezionare lo scambio tra Federico Viviani e Fabrizio Paghera della Ternana: trovata la quadra sugli ultimi dettagli per i quali si attendeva il via libera di Cellino, a Gastaldello è stato consegnato l’ultimo tassello, un «play» da alternare a Van de Looi. Poi, ha rescisso Federico Pace mentre Vincenzo Garofalo che era stato a un passo dalla Casertana, è rimasto (da capire se verrà messo nella lista che dovrà essere consegnata lunedì). Sette colpi per cambiare pelle: è il bilancio finale in entrata, a fronte di una dozzina di uscite tra cessioni (Ayé), fine prestiti e scadenze. Un mercato «made in Italy», con due soli stranieri (Momo Fares e Birkir Bjarnason) sui sette innesti.



