Florian Ayé è a metà del guado. I piedi immersi nel corso d’acqua che sgorga tra due sponde: la prima, alle spalle, è la stagione da sedici gol all’esordio in Serie B (dopo l’anonimo rodaggio in A) con il Brescia; l’altra, ancora da raggiungere, è quella della consacrazione, o della riprova che quell’exploit non sia stato soltanto un fuoco di paglia, ma la prima manifestazione di qualcosa di ben più grande.
Le problematiche
Il francese è reduce da un campionato che sarebbe riduttivo definire travagliato: un’annata inaugurata dall’handicap dell’infortunio al menisco rimediato in Coppa Italia con il Crotone, l’operazione, poi la ricaduta e l’inevitabile coda di piccoli problemi fisici (pubalgia compresa) che non gli hanno mai consentito di entrare a regime. Il corollario di queste sfortunate congiunture è stato il bottino realizzativo ai minimi termini. Cinque le reti siglate in stagione dall’ex Clermont: tutte decisive (l’ultima, nel preliminare play-off, è valsa il vitale pareggio ai tempi supplementari contro il Perugia), ma comunque insufficienti per gli standard numerici che è lecito attendersi in generale e che era lecito attendersi appunto da lui un anno dopo l’exploit. Con tutte le attenuanti esposte sopra.



