Brescia, fino alla fine: rondinelle professioniste della rimonta

Le 18.45 della sera. Il pullman del Brescia lascia la pancia di Marassi e, scortato verso l’autostrada, transita accanto al parcheggio che era stato riservato ai 1.184 tifosi al seguito. I quali, da lontano avevano scorto il lento incedere nel traffico del mezzo biancazzurro. E allora, mano alle scorte di fumogeni colorati e fuggi fuggi dalle macchine con gli sportelli aperti verso la recinzione del parcheggio in tempo per far partire cori e applausi verso il pullman: Brescia acclamato.
Eccolo qui riassunto tutto il senso, tutto il valore, del punto che la banda con la «V» s’è portato via contro la Sampdoria.
È stato solo un punto, dopo una partita sofferta, per niente brillante, con le assenze puntualmente patite eccetera: però è stato più di un punto. È stato come il definitivo ricongiungimento tra la squadra e la sua gente. E c’è anche un ché di romantico nel fatto che sia stato proprio un (ex) vituperato come Davide Adorni a regalarsi e regalare la gioia in extratime a Genova. Sta di fatto che questa squadra, mattoncino dopo mattoncino, dall’opera di ricostruzione iniziata con Maran, è tornata a fidarsi a prescindere. Perché sa che male che andrà, tra problemi e difficoltà espressive eventuali, vedrà sempre tutti dare il 100%. Fino alla fine e oltre. Soprattutto alla fine.
Non è retorica
Bensì, semmai, è di questo ritrovato entusiasmo (abituati alle «bassezze» degli ultimi anni, qui adesso basta una metà classifica ammiccante all’alto per accendere qualcosa) che Maran e i suoi ragazzi vivono e che nella bolla di Torbole Casaglia provvedono ogni giorno a tenere alimentato. Combattendo contro le proprie imperfezioni e contro gli intoppi quali infortuni e squalifiche. Si cerca sempre di rimanere mentalizzati su ciò che si ha, invece di dolersi su ciò che non si ha. Non c’è stato mercato, e ancora e sempre sfugge il perché e ancora e sempre si vedono i risultati di questa scelta ogni qualvolta mancano un paio di pedine di un certo tipo.
Ma ci si arrangia e allora si prova a ripescare alcune risorse. Come Michele Besaggio, entrato benissimo a Genova e decisivo nel far partire l’azione del pari, come anche - per riuscire a trovare qualche soluzione per una sinistra colpevolmente sguarnita - Mohamed Fares. La chiamata alla titolarità dopo il buono spezzone di Como non ha avuto in verità buon esito: ma è sacrosanto tenere tutti dentro il progetto. Perché qui ormai si desidera, anche solo per una questione psicologica, acchiappare l’ottavo posto (l’ha tenuto il Modena che ha fatto 2-2 contro il Venezia), ma con una classifica ancora da cementare - il più in fretta possibile - in chiave salvezza, più si è meglio è.
La forza
Ed è questo considerare tutti nel progetto che sta conferendo a Rolando Maran la forza nei confronti di un gruppo (e chi resta in panchina - emblematico il caso di Paghera - quando entra sa come mettere a frutto la rabbia accumulata) che non a caso risponde. Ripagando, anche quando le prestazioni sono - come a Genova - criticabili, perlomeno con una forza mentale inusitata. Al punto che il Brescia sta riuscendo a fare della rimonta (prendendo soltanto l’aspetto positivo del saper riprendere una partita) una vera professione. Come raccontano i 10 punti trovati da situazioni di svantaggio.
Otto di questi solo con Maran come frutto di cinque 1-1 e una vittoria a Catanzaro. Gli altri due punti li confezionò con questa specialità il primo Brescia di Gastaldello (con Ascoli e FeralpiSalò).
In tutto, il Brescia in questa stagione è andato sotto 16 volte: nella metà esatta dei casi dunque ha saputo trovare in qualche modo un rimedio. Tra l’altro, in 7 delle 8 occasioni sopra citate, il Brescia ha trovato il gol sempre dopo il 75’ (e 4 volte, due con Maran e due Gastaldello oltre il 90’).
Insomma: fino alla fine. E la gente del Brescia, questo lo capisce bene.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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