Brescia, fino alla fine: rondinelle professioniste della rimonta

Il pari in extremis contro la Samp è stato solo l’ultimo di 8 recuperi da inizio anno. Sei di questi con Maran
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Rondinelle esultano in campo a Genova - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
Rondinelle esultano in campo a Genova - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Le 18.45 della sera. Il pullman del Brescia lascia la pancia di Marassi e, scortato verso l’autostrada, transita accanto al parcheggio che era stato riservato ai 1.184 tifosi al seguito. I quali, da lontano avevano scorto il lento incedere nel traffico del mezzo biancazzurro. E allora, mano alle scorte di fumogeni colorati e fuggi fuggi dalle macchine con gli sportelli aperti verso la recinzione del parcheggio in tempo per far partire cori e applausi verso il pullman: Brescia acclamato.

Eccolo qui riassunto tutto il senso, tutto il valore, del punto che la banda con la «V» s’è portato via contro la Sampdoria.

È stato solo un punto, dopo una partita sofferta, per niente brillante, con le assenze puntualmente patite eccetera: però è stato più di un punto. È stato come il definitivo ricongiungimento tra la squadra e la sua gente. E c’è anche un ché di romantico nel fatto che sia stato proprio un (ex) vituperato come Davide Adorni a regalarsi e regalare la gioia in extratime a Genova. Sta di fatto che questa squadra, mattoncino dopo mattoncino, dall’opera di ricostruzione iniziata con Maran, è tornata a fidarsi a prescindere. Perché sa che male che andrà, tra problemi e difficoltà espressive eventuali, vedrà sempre tutti dare il 100%. Fino alla fine e oltre. Soprattutto alla fine.

Non è retorica

Bensì, semmai, è di questo ritrovato entusiasmo (abituati alle «bassezze» degli ultimi anni, qui adesso basta una metà classifica ammiccante all’alto per accendere qualcosa) che Maran e i suoi ragazzi vivono e che nella bolla di Torbole Casaglia provvedono ogni giorno a tenere alimentato. Combattendo contro le proprie imperfezioni e contro gli intoppi quali infortuni e squalifiche. Si cerca sempre di rimanere mentalizzati su ciò che si ha, invece di dolersi su ciò che non si ha. Non c’è stato mercato, e ancora e sempre sfugge il perché e ancora e sempre si vedono i risultati di questa scelta ogni qualvolta mancano un paio di pedine di un certo tipo.

Ma ci si arrangia e allora si prova a ripescare alcune risorse. Come Michele Besaggio, entrato benissimo a Genova e decisivo nel far partire l’azione del pari, come anche - per riuscire a trovare qualche soluzione per una sinistra colpevolmente sguarnita - Mohamed Fares. La chiamata alla titolarità dopo il buono spezzone di Como non ha avuto in verità buon esito: ma è sacrosanto tenere tutti dentro il progetto. Perché qui ormai si desidera, anche solo per una questione psicologica, acchiappare l’ottavo posto (l’ha tenuto il Modena che ha fatto 2-2 contro il Venezia), ma con una classifica ancora da cementare - il più in fretta possibile - in chiave salvezza, più si è meglio è.

La forza

Ed è questo considerare tutti nel progetto che sta conferendo a Rolando Maran la forza nei confronti di un gruppo (e chi resta in panchina - emblematico il caso di Paghera - quando entra sa come mettere a frutto la rabbia accumulata) che non a caso risponde. Ripagando, anche quando le prestazioni sono - come a Genova - criticabili, perlomeno con una forza mentale inusitata. Al punto che il Brescia sta riuscendo a fare della rimonta (prendendo soltanto l’aspetto positivo del saper riprendere una partita) una vera professione. Come raccontano i 10 punti trovati da situazioni di svantaggio.

Otto di questi solo con Maran come frutto di cinque 1-1 e una vittoria a Catanzaro. Gli altri due punti li confezionò con questa specialità il primo Brescia di Gastaldello (con Ascoli e FeralpiSalò).

In tutto, il Brescia in questa stagione è andato sotto 16 volte: nella metà esatta dei casi dunque ha saputo trovare in qualche modo un rimedio.  Tra l’altro, in 7 delle 8 occasioni sopra citate, il Brescia ha trovato il gol sempre dopo il 75’ (e 4 volte, due con Maran e due Gastaldello oltre il 90’).

Insomma: fino alla fine. E la gente del Brescia, questo lo capisce bene.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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