Brescia e Maran, un bene reciproco: per Rolando media punti più alta dal 2012

Il tecnico fresco di rinnovo non faceva così bene da oltre un decennio: in mezzo un lungo passaggio in serie A, ma resta la fotografia del suo rilancio. La ripartenza è affidata a lui
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Rolando Maran: il Brescia riparte da lui - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Rolando Maran: il Brescia riparte da lui - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

L’osmosi è totale. Rolando Maran oggi è il Brescia. E il Brescia s’identifica visceralmente nel suo condottiero. Come si conviene alle storie d’amore più belle, è accaduto tutto un po’ per caso. Che «Rolly» non fosse la prima scelta di Cellino dopo l’esonero di Gastaldello è ormai assurto a verità storica: venne sondato D’Angelo, ci furono colloqui informali con Iachini. Maran convinse per la sua voglia di rimettersi in gioco, di ripartire dopo due esperienze fallimentari, prima a Genova e poi a Pisa. Uno strano allineamento di pianeti che catapultò l’uomo giusto nel posto giusto.

È così che va il mondo: l’affinità da sola non basta, va anche incanalata. E a tracciare quel solco non sono soltanto i depositari di quell’alchimia. Ci si è messo il destino, che per una volta ha fatto l’occhiolino al Brescia.

Ripartenza

Rolando ci aveva visto lungo. A novembre, appena messo piede a Torbole, confidava già agli amici più stretti la convinzione di aver preso la decisione corretta per raddrizzare una carriera che, in quel momento, volava in picchiata e rischiava di sbriciolarsi al suolo. Non è un passaggio banale. Tanto che più di qualcuno all’epoca corrugava la fronte, chiedendosi cosa lo persuadesse ad accettare una missione tanto difficile con quella leggerezza.

Ha avuto ragione lui. Quel Brescia languiva per le ferite esposte, sulle quali il crollo con Gastaldello aveva cosparso dosi abbondanti di sale. Serviva una guida forte. E Maran sentiva dentro di sé di poter incidere da subito. Che fosse possibile soffiare sull’orgoglio di quel gruppo e ottenerne un effetto immediato. Il resto è storia. Una storia destinata a proseguire ancora, dopo la firma sul rinnovo fino al 2026.

Reciprocità

La tesi che avvalora i meriti della conferma di Maran non ha bisogno di nuovi argomenti: ha ereditato una casa infestata dai fantasmi della scorsa stagione e l’ha ripulita da cima a fondo. Ha scalato una parete rocciosa che doveva portarlo sulla cima di una salvezza senza brividi, e ne ha raggiunta una ben più alta, fermandosi a una manciata di secondi dalle semifinali play off.

Insomma, il suo ritorno ha ridato vita al Brescia. Con reciprocità: la media punti in campionato (1,41 a partita) è la più alta nella carriera del trentino dal 2012 a oggi. In mezzo c’è una lunga parentesi in A, ma la sostanza resta. È pure la terza migliore in assoluto: fece meglio solo con il Varese dodici anni fa (1,77) e... con il Brescia nel 2005/2006. Prima che Corioni lo lasciasse a piedi per chiudere il campionato con Zeman, quella squadra viaggiava a un ritmo di 1,66 punti a gara. Erano altri tempi, altre ambizioni. Che si spera tornino d’attualità, già a partire dalla prossima stagione.

Il Brescia ha fatto bene a Maran, e Maran ha fatto bene al Brescia. È assodato. In quest’espressione di «mutuo soccorso» è racchiusa la bellezza della catarsi bresciana. Ora è il momento di guardare avanti. Provando a riannodare quel filo spezzato d’improvviso nel marzo di diciotto anni fa. La volontà di alzare l’asticella è comune: non ci saranno spese folli, la stella polare è e resterà l’autofinanziamento, la priorità alla quadratura dei conti.

Un concetto che Maran ha assimilato: non sfreccerà su una supercar, ma il suo Brescia avrà probabilmente qualche cavallo in più nel motore rispetto a questa stagione. Il resto lo dovrà fare l’abilità del pilota. Sulla quale nessuno nutre più l’ombra di un dubbio. E se tra un mese si torna in pista per il warm-up, è bene ricaricarsi adesso. Perché da luglio in poi sarà una rincorsa senza fine. Da vivere tutta d’un fiato, e con un sogno nel cuore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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