Brescia, diversi eppure simili: è l’ora di Bianchi e Moncini

C’è una legge empirica che muove i fili del destino del Brescia: quando Bianchi segna, non si perde. Mai. Flavio è a un passo dalla doppia cifra in biancazzurro.
Non in stagione, ma da quando Cellino scelse di scommettere su di lui acquistandolo dal Genoa. Pochissimi gettoni, nove, ma tutti da tripla. Meno uno, quello di Cosenza del dicembre 2022, che valse comunque un punto arraffato in pieno recupero, a un amen dal fischio finale. Nelle altre otto gare in cui Bianchi è andato a segno, il Brescia ha sempre vinto.
C’è una strana asimmetria, in questo, con Gabriele Moncini. Che per quasi quattro mesi aveva fatto valere l’assioma opposto: quando segnava lui, non arrivava mai la vittoria. Poi c’è stato il gol al Como e l’effetto propiziatore dei due si è riallineato: sia Moncio che Flavio, da metà dicembre, producono reti che plasmano risultati pieni. Senza mezze misure. Ora è bene che la «magia» continui: con Borrelli fuori dai giochi, tocca a loro mantenere il rendimento dell’attacco a livelli da play off.
Compatibilità
L’indice di compatibilità della coppia è promettente, la gara con il Pisa ha in questo senso sgombrato il campo da ogni dubbio residuo. Insieme possono far bene, la vera sfida è trascinare a braccetto con continuità da qui al traguardo finale. Intanto questo spaccato di stagione servirà a migliorare qualche numero: con entrambi in campo dall’inizio il Brescia viaggia a una media punti a partita di 1,25, inferiore a quella complessiva di 1,41. Si può fare decisamente meglio.
La vittoria con il Pisa può essere il battesimo di una nuova era: Maran, prima di sabato, aveva raccolto zero vittorie con questo tandem dal primo minuto. La fine della siccità può invertire l’asse, come fu per i gol da vittoria di Moncini.
Tra i due la differenza è marcata. Gabriele lavora da anni a un cambio d’approccio tattico che ne ha moltiplicato le prerogative: in un calcio che viaggia a mille all’ora attaccare la profondità e mordere in area non basta più, occorre legare il gioco e lavorare spalle alla porta. La specialità resta però la finalizzazione, la capacità di percepire la porta da qualsiasi mattonella. Non a caso Moncini è il giocatore che ha centrato più volte lo specchio in rosa: 1,09 a partita, per l’esattezza, come evidenzia Kama Sport. La percentuale realizzativa è del 15,09%, in linea (pur con qualche tacca in meno) con quella di Borrelli.
Per Bianchi questo resta un tallone d’Achille: Flavio realizza il 5,26% delle sue conclusioni. Non manca la volontà (è il giocatore del Brescia che effettua più tentativi), va fatto un lavoro articolato sull’istinto killer nell’ultimo segmento di campo. Maran gli ha cucito addosso un ruolo diverso, da sottopunta, che ha richiesto una fase di rodaggio non semplice. Adesso però sembra potersi divertire anche lui: il mandato è di svariare su tutto il fronte, togliere riferimenti agli avversari, creare superiorità. Insomma, c’è spazio per la creatività: Flavio è il «dribblomane» della squadra (salta l’avversario 1,11 volte di media a partita), cuce il gioco, ha imparato a sacrificarsi molto di più.
La diversità è ricchezza, e il Brescia è pronto a raccogliere il bottino per la volata finale. Il vero denominatore comune tra i due «diversi» dell’attacco è la continuità fisica: Flavio le ha giocate tutte, dall’inizio o subentrando, Moncini ha saltato solo il ritorno con il Como per febbre. Una manna che ha consentito di tamponare senza particolari trambusti i frequenti stop di Borrelli.
Il lavoro paga, sempre. L’hanno ripetuto all’unisono sabato, con la convinzione di chi ha iniziato a toccare con mano i frutti di tanta fatica accumulata dietro le quinte. È il loro momento: l’assunzione di responsabilità c’è già stata, l’impressione è che abbiano anche la serenità giusta per reggerle con la leggerezza giusta. In fondo, è proprio questo il lusso che il Brescia si è concesso per il rush finale. Grazie al lavoro. Che paga sempre.
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