Calcio

Brescia Calcio «inadempiente»: ora deve pagare il marchio un milione di euro

La società è stata condannata a pagare le royalties per fatti precedenti alla gestione di Cellino, tra il 2014 e il 2015
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Brescia calcio, la sede - © www.giornaledibrescia.it
Brescia calcio, la sede - © www.giornaledibrescia.it

Dopo il filotto di successi in sede penale (dissequestro dei 59 milioni di euro, conferma dell’assoluzione in appello per la vicenda dello stadio di Cagliari e chiusura senza passare dal processo del caso centro sportivo di Torbole) per Massimo Cellino è arrivata una sconfitta giudiziaria sul fronte civile. Condannato, come Brescia Calcio, a pagare per fatti precedenti alla sua gestione e a versare oltre un milione di euro (1.125.000 per la precisione) al fallimento della Brescia Service Srl, la vecchia controllante del club all’epoca di Gino Corioni.

Il braccio di ferro tra passato e presente è legato al marchio. In 20 pagine di sentenza il tribunale ha stabilito che oggi il Brescia Calcio è in regola e ha rigettato la richiesta di Brescia Service di vietare l’utilizzo dei caratteri storici. E quindi il club può continuare a sfoggiare il simbolo attuale, ridisegnato da Cellino nel 2017. Di fatto perché «segna una cesura tra passato e presente agevolmente percepibile dal pubblico» dicono i giudici. Lo stesso discorso vale per la classica «V» sul petto, «presente sulle divise della squadra fin da prima della registrazione del marchio», e pure i colori sociali bianco e azzurro, che sono «propri della città di Brescia». Il Brescia Calcio non potrà invece utilizzare gli altri due. Quello storico e quello del centenario. E proprio su questo aspetto la giustizia civile ha presentato il conto al club di via Solferino. Per «l’utilizzo del marchio di cui Brescia Service è titolare, oltre il termine di scadenza del contratto di licenza, vale a dire il 30.6.2015» si legge nel provvedimento.

È solo l’ultimo, ma non definitivo, capitolo di una vicenda nata il 24 giugno 2005. Quando il Brescia di Gino Corioni cede per 20 milioni di euro il marchio a Brescia Service, che contestualmente, lo concede in licenza d’uso al Brescia dietro il pagamento di royalties per una durata di dieci anni, con scadenza appunto al 30 giugno 2015. A ottobre 2005 il marchio passa, in virtù di un contratto di «sale and lease back», dalla Brescia Service di Antonella Corioni alla Selmabipiemme Leasing S.p.A. Quest’ultima paga 20 milioni di euro a Brescia service che si impegna «al pagamento di canoni di leasing trimestrali».

Nell’estate del 2014 però Corioni esce di scena e proprio per la stagione 2014-2015 - quando ancora Cellino non era alla guida della società - che oggi il Brescia Calcio è stato ritenuto «inadempiente, e quindi tenuto a pagare le royalties per il marchio non corrisposte per un importo pari a un milione e 125mila euro». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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