Brescia, in attesa degli attaccanti i riflettori sono sui centrocampisti

«Dimmi che centrocampo hai e ti dirò che allenatore sei» è una delle storiche massime, mai superate, di Carlo Mazzone. Ma vale anche un rivisitato «dimmi che centrocampo hai e ti dirò che squadra sei». Questione di sfumature, ma siamo sempre lì: dal centrocampo passano la vita e la gloria di una squadra.
E, per quanto riguarda il Brescia, è proprio sulla terra di mezzo che in questo primo scorcio di stagione sono maggiormente puntati i riflettori. Inevitabilmente.
Perché per migliorare l’ottavo posto della passata stagione serve un fatturato al rialzo dell’attacco e serve pure che la difesa si confermi globalmente sui numeri della scorsa tagliando però il numero degli errori dei singoli. Ma affinché i due auspici di cui sopra si verifichino, serve che anche il centrocampo dia maggiori garanzie di affidabilità.
L’analisi
Guardare al centrocampo, con attenzione, è dunque una necessità. E in questo momento in particolare, l’occhio là in mezzo cade molto facilmente anche perché ancora non è arrivato il tempo di vedere all’opera i big dell’attacco, Borrelli e Moncini.
Infatti, non è un caso (addirittura oltre ai due in occasione della prima uscita era assente anche Bianchi) che il grosso del bottino di gol messo insieme nei due testi contro i dilettanti sia stato messo insieme dagli occupanti del reparto che è il cuore. Delle 18 reti totali, ma 17 «effettive» visto che una è stata frutto di una autorete avversaria, 8 sono state realizzate da centrocampisti di nome e di fatto come Bertagnoli (4), Bisoli (2), Fogliata e Paghera con un centro a testa.
Va poi aggiunta la doppietta (seppur in differita, sommando i due test) di Bjarnason che resta a sua volta un centrocampista, sebbene sia ormai utilizzato come trequartista tattico.
Dalla categoria centrocampisti abbiamo poi depennato – sebbene gli capiti di fare la mezz’ala, Nicolas Galazzi che è definibile jolly o sottopunta. È comunque, al pari di Olzer, un giocatore d’attacco. Al di là del «bottino di Pirro» nelle amichevoli estive, è chiaro che una diversa – e miglior resa – della terra di mezzo (che Maran ha fin qui schierato nell’assetto a tre classico o con i due mediani), chiamata a sua volta a dare un miglior contributo sotto porta in stagione (lo scorso anno 5 gol tra Bertagnoli, Bisoli - 3) e Paghera più i 5 di Bjarnason), passerà dall’aver azzeccato o meno l’innesto di Verreth.
Garanzie e scommesse
I primi segnali sono positivi, ma di acqua sotto i ponti ne deve passare parecchia. Le garanzie là in mezzo sono rappresentate ovviamente da Bisoli, già in forma campionato (nonostante il rigore procurato sabato a Travagliato, penalty poi parato da Lezzerini) e Paghera che nei piani teorici non parte comunque per essere titolare. Se l’anno scorso è stato la sorpresa, quest’anno sarà chiamato al più difficile compito della conferma Michele Besaggio fin qui ancora ai margini per un po’ di acciacchi da smaltire, ma nel quale il Brescia pensa di aver individuato, in prospettiva, la miglior mezz’ala possibile.
C’è poi Massimo Bertagnoli che in questa estate è partito col piede giusto e che promette, dopo i patimenti post infortunio della scorsa stagione, di tornare a essere il giocatore puntuale di due anni fa. Maran lo sta anche testando come trequartista tattico: che sia alle porte una evoluzione? Non è comunque lunghissima la coperta delle mezze ali (e per questo non sarebbe disprezzabile un’aggiunta di mercato anche in mezzo al campo al di là degli attesi difensore e attaccante) col reparto a ora completato dal giovane Fogliata che va tutto pesato con un Brescia che intende alzare l’asticella.
«Dimmi che centrocampo hai»: per adesso quello del Brescia è sotto i riflettori e quindi sotto osservazione. E quindi molto atteso.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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