Quello che le statistiche non raccontano, quello che i numeri non catturano: ed è proprio lì, in quello che non può rientrare nelle raccolte delle statistiche o degli algoritmi, che si cela tanta parte del bello del Brescia. È quel qualcosa che ha a che fare con l’aspetto umano, con le sensazioni, l’empatia e le affinità. È quello che è «arrivato» – ben oltre un pur eloquente e inappellabile 4-0 al Frosinone – sabato pomeriggio. La squadra di Rolando Maran sa come fare rotta sul cuore e pazienza se ha perso il primato in classifica ripreso dal Pisa di Inzaghi: sabato in scena andrà un gustoso testa a testa.
La doppia impasse Cittadella-Reggio Emilia è già un ricordo sbiadito. E col senno di poi, passata l’ansia – probabile retaggio di un doloroso passato per il quale lo sviluppo degli anticorpi è ancora in corso – quei due passaggi a vuoto possono persino aver fatto bene. Chissà. Quel che è certo, ciò del quale c’è la riprova, sono i fatti ottimamente esposti dal Brescia tra Bolzano e la partita con il Frosinone con in mezzo una sosta sfruttata ad arte. Ma dicevamo di un aspetto umano, quel «non so che» che esula dai concetti del calcio, ma che pure nel calcio riveste un ruolo chiave se c’è da giocarsela ad alti livelli con chi sulla carta ha più di te.




