Brescia, all’attacco: le grandi manovre sono legate ai rinforzi del reparto avanzato

Per vincere occorre subire un gol in meno dagli avversari e segnarne uno in più. Nella stagione che si è appena conclusa, al Brescia (non a caso terza miglior difesa del torneo) è spesso riuscita la prima parte del piano rimanendo per contro a volte incapace, o impossibilitato - causa infortuni e coperta corta - ad attuare la seconda. E così si spiega l’alto numero di pareggi.
Ma se i conti sono comunque abbondantemente tornati in una stagione che doveva essere quella della ripartenza, che doveva servire a ricostruire dopo la retrocessione, alzare l’asticella significa anche dover modificare alcuni parametri.
Focus sull’attacco
Banalmente, mantenendo la costanza dei numeri in difesa - ma anche lì dietro si può e si deve aggiungere spessore - serve raddoppiare gli sforzi in attacco. Letteralmente raddoppiare perché il bottino delle tre punte - Gabriele Moncini, Gennaro Borrelli e Flavio Bianchi - è stato di 22 gol in stagione regolare più uno nei play off. Gol così suddivisi: 11 (10+1) Moncini, 9 Borrelli, 3 Bianchi. Poi, ben vengano le cooperative del gol e un contributo significativo anche dagli altri reparti e soprattutto dagli altri giocatori offensivi (4 - 3+1 - le reti di Galazzi in stagione, zero di Olzer), ma va da sé che per poter pensare in grande un fatturato così non è sufficiente.
Le mosse del Brescia, devono andare verso la costruzione di un reparto avanzato da una quarantina di gol. Occorre iniziare da lì per puntellare la base e darle la sostanza di cui ha bisogno. Il punto fermo è Gabriele Moncini, caratterizzato da intelligenza tattica e alto tasso di letalità in area nella quale sfrutta l’istinto. Tutto, come detto e ridetto, ruota però tutto attorno a Gennaro Borrelli, la prima punta delle prime punte.
Riscattarlo o no? Per il Brescia è no alle condizioni pattuite l’estate scorsa che prevederebbero un investimento complessivo di poco più di 4 milioni di euro pagabili in tre anni. Diverso, e sarebbe un sì, se il Frosinone accetterà di ritrattare accogliendo le «obiezioni» del Brescia circa quanto già stabilito e che vertono sul fatto che il giocatore in stagione ha fatto i conti con numerosi contrattempi che ne hanno di molto limitato l’utilizzo: in tutto, Borrelli ha giocato solo il 42% dei minuti totali della stagione. Insomma: senza nulla togliere alle potenzialità di un giocatore che è soltanto un 2000, Genny sarebbe da considerare ancora una «scommessa» più che una certezza. Non è uno sconto che chiede il Brescia, semmai orientato a chiedere un anno aggiuntivo di prestito spostando più in là, ma rendendolo comunque obbligatorio, il momento del riscatto. Intanto c’è che domani il giocatore operato a un malleolo sarà sottoposto a una visita di controllo: l’esito darà ulteriori elementi per mettere a punto la strategia con la quale presentarsi davanti al Frosinone nel frattempo retrocesso in B. Borrelli potrebbe far comodo a questo punto anche agli stessi ciociari che secondo qualcuno però sarebbero comunque più interessati a monetizzare.
La situazione
La partita si intreccia con il capitolo dell’attaccante in più che, a prescindere, serve e che dovrebbe andare a completare il reparto e consentire a Maran di proporre un diverso modo di giocare a seconda delle esigenze. Con Moncini e l’ipotetico Borrelli - lasciando sullo sfondo Bianchi, che è sotto contratto e che ha altre caratteristiche ancora e col punto di domanda sull’australiano Trent Buhagiar, tutto da scoprire - l’idea sarebbe quella di aggiungere un giocatore di velocità alla Pedro Mendes.
E se Borrelli alla fine non fosse riscattato? Può tornare d’attualità Matteo Brunori in uscita dal Palermo al pari di Edoardo Soleri e tra i vari nomi sul tavolo di Cellino, c’è anche quello di Christian Gytkjaer. Ma attenzione: il Pisa, col quale il Brescia intrattiene ottimi rapporti, avrebbe proposto Ernesto Torregrossa sobbarcandosi si una buona parte di costi. Per ora è stata solo un’idea che il club non avrebbe né approfondito, né scartato.
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