Calcio

Beretta: «A Brescia ci sono le condizioni per fare sport ad alto livello»

Tommaso Ghirardi: «Ora bisogna riprendersi dallo shock e ragionare: bisogna dare spazio a imprenditori solidi e bresciani»
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Franco Gussalli Beretta
Franco Gussalli Beretta

«Speriamo che da qui si possa ripartire per gettare le fondamenta di un progetto più solido». È l’ augurio che Franco Gussalli Beretta fa alla città, alla provincia, agli appassionati di calcio e del Brescia Calcio. Un augurio che il presidente della storica fabbrica d’armi che porta il suo cognome fa anche a suo figlio Carlo «l’unico vero appassionato del Brescia della famiglia».

Che, insieme al fratello Pietro e con il resto della famiglia, il presidente uscente di Confindustria Brescia si imbarchi nell’avventura calcistica è escluso. Che un Beretta torni a guidare il Brescia, come accadeva tra i due conflitti mondiali quando presidente delle rondinelle era Carlino Beretta, è da escludere. «Per fare il presidente di una società di football, non bastano risorse e competenze, occorre anche passione. E di passione per il calcio io e mio fratello non ne abbiamo. Ci sono imprenditori capaci e appassionati in provincia. Ci sono anche fondi stranieri, che stanno investendo molto nel calcio e che sono riusciti a far combaciare i risultati sportivi con quelli economici. Non so da dove ripartirà il Brescia Calcio, ma una cosa credo sia comunque certa: a Brescia ci sono le condizioni per fare sport ad altissimo livello. La prova è evidentissima. Mi riferisco ai successi dei quali si sono dimostrati capaci la società di pallacanestro di Graziella Bragaglio e quella di pallanuoto del commendatore Marco Bonometti».

Tommaso Ghirardi © www.giornaledibrescia.it
Tommaso Ghirardi © www.giornaledibrescia.it

Se quest’ultimo, interpellato non appena si è avuta l’ufficialità della mancata iscrizione del Brescia al prossimo campionato, ha preferito affidarsi ad un «no comment», Tommaso Ghirardi esterna il suo «dolore forte per un finale inaspettato. Ero convinto – ci ha detto l’ex presidente del Parma spesso in tribuna al Rigamonti – che Cellino alla fine avrebbe iscritto la squadra. Fino all’ultimo mi aspettavo il colpo di teatro. Temevo questo epilogo, ma non ci ho creduto fino all’ultimissimo».

L’ultimissimo è passato senza risultati apprezzabili e si è portato via 114 anni di storia di calcio, e non solo di quello. E ora? «E ora bisogna riprendersi dallo shock e ragionare. Una cosa è certa. Servono basi molto solide e soprattutto molto locali. Sono da sempre convinto che per fare sport ed ottenere risultati rilevanti devi farlo nella tua città, nella tua provincia. Devi conoscere le dinamiche della realtà nella quale operi – dice l’imprenditore bresciano che guidò il Parma per sette anni –: mi auspico che queste condizioni ci siano. Diversamente non sarà facile dare un futuro al calcio targato Brescia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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