«I play off sono una trappola. Chi li immagina come un secondo campionato basandosi solo sulla loro lunghezza si sbaglia di grosso. Durante la stagione puoi rimediare ad un passo falso, qui è molto più difficile, margini non ce ne sono. Impossibile immaginare una sola favorita, ma nella ristretta griglia di chi punta alla promozione l’Union Brescia c’è eccome».
Pensieri di Attilio Tesser, ex tecnico della Triestina, ma soprattutto uno che la serie C la conosce benissimo. Pur avendo sempre schivato i play off, visto che i quattro salti in B li ha ottenuti arrivando primo con Novara (con cui ha vinto invece quelli della cadetteria), Cremonese, Pordenone e Modena.
Attesa
Il Brescia resterà alla finestra fino al 17 maggio e per l’ex tecnico alabardato ha più benefici che altro da questa situazione. «Puoi tirare il fiato un attimo dopo una stagione regolare lunghissima, lavorare sugli infortunati che magari rientrano e sulla condizione di qualcuno, sapendo anche che il secondo posto ti concede il vantaggio del ritorno in casa e del doppio risultato uguale».
C’è però anche un aspetto fondamentale da gestire in uno spazio così ampio. «Diciamo che se anche scarichi la testa per qualche giorno non c’è nulla di male, anzi. Poi è ovvio, Corini e il suo staff lavoreranno per avere all’interno del gruppo concentrazione e adrenalina. Testa e gambe mai come in questo momento della stagione devono andare insieme».

Secondo Tesser tra A, B e C, non c’è un girone che più di altri «alleni» meglio ai play off. «Ognuno ha delle sue peculiarità. Il primo si è chiuso abbastanza presto con la cavalcata del Vicenza, ma l’Union Brescia ha comunque avuto il merito di vincere la volata per il secondo posto; il B si è chiuso solo sul filo di lana all’ultima giornata; il C infine ha in parte ricalcato le dinamiche dell’A. Più che altro sono le squadre a fare la differenza».
Fotografia
E allora si può provare a fare un’istantanea dei play off. «Esistono delle favorite: senza dubbio l’Union Brescia, l’Ascoli, il Catania, la Salernitana, lo stesso Ravenna o il Potenza che ha vinto la Coppa Italia. Poi ci sono quelle che ritengo mine vaganti, squadre che magari partono al primo o al secondo turno, prendono fiducia e poi non le fermi più. Penso al Renate, al Cosenza, al Lecco stesso. Ecco perché è difficile per me pensare ad una sola favorita».
L’Union Brescia però è lì, a giocarsi la pole position. «Assolutamente sì, tanto che in estate l’avevo dato come favorito insieme al Vicenza. La squadra è forte, competitiva, credo che gli infortuni ne abbiano condizionato il cammino creando il gap con il gruppo di Gallo. Teniamo però sempre conto che parliamo di un progetto nato meno di un anno fa». Che può contare su un’arma in più. «Lo stadio Rigamonti, i tifosi. Conosco bene l’ambiente, non sarà facile per nessuno venire a giocare a Mompiano queste partite decisive».
Il cambio
Play off che l’Union Brescia affronta con Corini, subentrato a Diana. «Aimo ha lavorato bene e mi pare giusto rendergli atto di ciò. Se mi ha sorpreso la scelta di Eugenio? No, primo perché il progetto per quanto in serie C è serissimo al pari della società; secondo perché da bresciano vero ha accettato una sfida che per lui diventa doppiamente affascinante, per quanto provochi tensione».
Quindi se l’Union Brescia vorrà festeggiare a giugno dovrà avere un super attacco o una difesa imperforabile? «Direi entrambe le cose, ma significherebbe essere perfetti. Ciò che per me davvero conta è la testa, avere massima attenzione. Devi entrare in campo convinto di poter battere chiunque, ma sapendo che la concentrazione va tenuta 100 minuti: anche solo una disattenzione diventa fatale».




