Responsabilità oggettiva: due parole, una locuzione, che spesso però maschera mille interpretazioni. Nel 1994 il Milan di Capello pagò con uno 0-3 a tavolino il gesto di un tifoso che lanciò una bottiglietta in testa al portiere del Salisburgo, Otto Konrad, e soltanto un gol di Massaro nella gara di ritorno consentì ai rossoneri di passare il girone, arrivando poi fino alla finale di Champions League persa con l’Ajax. E ancora, a fine anni ’80, la monetina di Alemao a Bergamo, valsa uno scudetto al Napoli. Più mille altri casi. Episodi però che hanno visto protagonisti, in una sorta di contatto violento «a distanza», il campo e gli spalti.
L’episodio
A Rodengo Saiano, nella domenica prima di Pasqua, la responsabilità oggettiva è piombata come punizione verso il club di Terza per un episodio esclusivamente di campo. Il calciatore Mamadou Gueye che colpisce l’arbitro, la gara che viene sospesa perché mancano le condizioni di sicurezza, la squalifica dell’atleta per 3 anni e lo 0-3 a tavolino, perché comunque la sospensione in qualche modo va punita. Sin qui, nulla di male.



