Schiaffo all’arbitro, quali colpe hanno i club? Parola ai dirigenti

Giovanni Gardani
Il -1 in classifica inflitto alla Virtus Rodengo Saiano per la condotta di un proprio giocatore fa discutere. La responsabilità oggettiva, secondo tutti gli interpellati, andrebbe rivista
Nei casi arbitrali, dove iniziano e finiscono le colpe delle società? - Foto New Reporter Uberti © www.giornaledibrescia.it
Nei casi arbitrali, dove iniziano e finiscono le colpe delle società? - Foto New Reporter Uberti © www.giornaledibrescia.it
AA

Responsabilità oggettiva: due parole, una locuzione, che spesso però maschera mille interpretazioni. Nel 1994 il Milan di Capello pagò con uno 0-3 a tavolino il gesto di un tifoso che lanciò una bottiglietta in testa al portiere del Salisburgo, Otto Konrad, e soltanto un gol di Massaro nella gara di ritorno consentì ai rossoneri di passare il girone, arrivando poi fino alla finale di Champions League persa con l’Ajax. E ancora, a fine anni ’80, la monetina di Alemao a Bergamo, valsa uno scudetto al Napoli. Più mille altri casi. Episodi però che hanno visto protagonisti, in una sorta di contatto violento «a distanza», il campo e gli spalti.

L’episodio

A Rodengo Saiano, nella domenica prima di Pasqua, la responsabilità oggettiva è piombata come punizione verso il club di Terza per un episodio esclusivamente di campo. Il calciatore Mamadou Gueye che colpisce l’arbitro, la gara che viene sospesa perché mancano le condizioni di sicurezza, la squalifica dell’atleta per 3 anni e lo 0-3 a tavolino, perché comunque la sospensione in qualche modo va punita. Sin qui, nulla di male.

La questione

A fare discutere sono però le postille successive: perché dare un punto di penalità alla Virtus Rodengo Saiano e 250 euro di ammenda? Per responsabilità oggettiva, risponde il giudice sportivo. Già, ma questa responsabilità oggettiva, dove inizia e dove finisce? E soprattutto che colpa ha «oggettivamente» la società? Nel caso specifico della Virtus Rodengo Saiano – che non ha mai polemizzato, intenzionata più che altro a fare calare il silenzio dopo avere pagato, riportando il campionato sui binari di una normalità difficile da ritrovare – il club fa tutto quello che può. Sia durante sia dopo l’aggressione: non prima, certo, perché il prima in questo caso non si può prevedere. Mentre Mamadou Gueye colpisce l’arbitro, il ds della Virtus Silvio Regola si frappone con una mano e devia in parte lo schiaffo, attutendolo; subito dopo l’episodio, il presidente Alessandro Persico mette fuori rosa il calciatore, che dirà – ancora prima di conoscere l’esito della squalifica – di voler appendere le scarpe al chiodo. Ecco, appunto: alla luce di questi comportamenti, perché punire anche la società?

Il dibattito

Lo abbiamo chiesto – o meglio abbiamo chiesto un pensiero in merito al tema della responsabilità oggettiva – a chi rischia di più: ossia ai presidenti e ai dirigenti di club del nostro calcio dilettantistico. La scelta, assolutamente randomica, ha avuto due soli paletti: le sei società dovevano cioè rappresentare tutte le categorie dilettantistiche, dall’Eccellenza alla Terza più il Femminile, e possibilmente tutte le zone della nostra provincia. Dalla Valcamonica (Darfo), alla Valsabbia (Vobarno), alla Valtrompia (con l’omonimo club), alla Bassa (Leno), alla Franciacorta (Palazzolo sull’Oglio), alla città (Urago Mella), il pensiero è comune: la responsabilità oggettiva va rivista. E il precedente di Rodengo, con questa applicazione «nuova», rischia di rivelarsi molto scivoloso.

Walter Venturi, Darfo Boario (Eccellenza)

Walter Venturi - Foto New Reporter Zanardini © www.giornaledibrescia.it
Walter Venturi - Foto New Reporter Zanardini © www.giornaledibrescia.it

È una valutazione difficile secondo Walter Venturi, presidente del Darfo Boario. Ma certo è che, negli ultimi tempi, fare il presidente di una squadra di calcio è sempre più difficile. «Non si può accettare a cuore leggero la penalizzazione della società, perché qui parliamo di un singolo che ha sbagliato. E la società può intervenire solo se può prevedere che succeda qualcosa di grave: nel caso specifico di Rodengo, cosa potevano fare il presidente o anche i dirigenti in campo? Io sono sempre dalla parte degli arbitri, ma quel -1 in classifica è una sentenza amara, anche perché a questo punto il confine della responsabilità si amplia e diventa aleatorio. Tutto dovrebbe ruotare attorno a una domanda: la società può intervenire?

Mario Butturini, Vobarno (Promozione)

Mario Butturini - © www.giornaledibrescia.it
Mario Butturini - © www.giornaledibrescia.it

«La responsabilità oggettiva? Non è il problema più serio, con società già vessate dalla riforma del Lavoratore sportivo, ma è un problema in più». È netto il giudizio di Mario Butturini, presidente del Vobarno. «Dobbiamo partire da due premesse: il calcio dilettanti deve cercare insegnamenti di un certo tipo, anche e soprattutto sociale. Tuttavia, ed è il secondo punto, non possiamo controllare tutto. Personalmente io sarei stato contrario anche allo 0-3 a tavolino, anche se posso comprendere che la sospensione forzata della gara debba essere punita. Ma ammenda e -1 in classifica sono troppi. In generale un presidente oggi ha più rischi che vantaggi e il clima generale mi sembra peggiorativo».

Tiberio Assisi, Valtrompia (Prima categoria)

Tiberio Assisi - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Tiberio Assisi - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Culpa in vigilando. Trova il riferimento latino Tiberio Assisi, presidente del Valtrompia. Una formula che dovrebbe fare da recinto per la responsabilità oggettiva. «Se apriamo questo recinto – precisa Assisi – allora vale tutto. La domanda che mi sono fatto è: il presidente della Virtus Rodengo poteva vigilare dentro il campo di gioco? Secondo me no, la decisione è avvilente. Ecco perché assegnare una penalizzazione al club non ha senso. Pensare che il dirigente diventi responsabile degli impulsi del singolo, che magari perde la testa, non è normale. Piuttosto si applichi la responsabilità oggettiva se un presidente accetta di fare giocare una persona con precedenti penali o con noti problemi di comportamento: ma non è questo il caso».

Giambattista Durosini, Urago Mella (Seconda categoria)

Giambattista Durosini - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Giambattista Durosini - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Giambattista Durosini è dirigente dell’Urago Mella da molto: un club che incarna anche valori oratoriali essendo appunto legato a questo ambiente. Se però la premura educativa è fuori discussione, non si può usare il colpo di scure per penalizzare. «Mi hanno colpito molto le parole del presidente della Virtus Rodengo – spiega Durosini –. Credo sia già pesante accettare, dopo questo grande lavoro, di vedere un proprio tesserato agire in quella maniera. Io credo sia il momento di rivedere il concetto di responsabilità oggettiva. Andrebbe fatto un vademecum di casistiche sensate. Altrimenti si parla per periodi ipotetici e diventa difficile: molti presidenti fanno volontariato e sociale. Punirli così è un eccesso».

Emanuele Dada, Real Leno (Terza categoria)

Emanuele Dada - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Emanuele Dada - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Confessa di avere visto diverse situazioni al limite, il ds del Real Leno, Emanuele Dada, al suo primo anno di confronto con altri club di Terza. «Alcune volte c’è di mezzo l’arbitro, altre volte dei calciatori, a volte tifoserie o dirigenze: dunque una esigenza di maggiore educazione e rispetto c’è, ne convengo, e casi limite si verificano anche nelle giovanili. La penalizzazione deve essere per i colpevoli acclarati però, evitando di fare di tutta l’erba un fascio. Bastava punire il giocatore in questo caso. Esagerando, mi viene da dire se la responsabilità oggettiva vale per tutto, tra poco avremo penalizzazioni anche per i club nei cui spogliatoi si verificano furti. Si parla di ordine pubblico. E quest’anno è già accaduto».

Luigi Mancini, Palazzolo (Eccellenza femminile)

Luigi Mancini - © www.giornaledibrescia.it
Luigi Mancini - © www.giornaledibrescia.it

È un clima che non aiuta gli arbitri, quello che si sta creando, secondo Luigi Mancini, dg della Pro Palazzolo femminile. «Vedo sempre, dalla serie A fino alle nostre categorie, atleti che sembrano quasi essere in campo per provare a imbrogliare chi dirige la gara. Dunque, prima di tutto, andrebbero stroncati questi atteggiamenti: nessuno trova qualcosa da ridire sulla squalifica del calciatore ed è giusto dare punizioni esemplari se si esagera. Ma l’azione punitiva deve fermarsi al singolo o alle intemperanze dei tifosi. Se invece la responsabilità oggettiva diventa a discrezione dell’arbitro, creiamo un precedente pericoloso. Ripeto: piuttosto si aumenti la severità verso i violenti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Sport

Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.