Se la burocrazia della Fifa impedisce a un ragazzino di giocare a calcio

Un 12enne italo-americano s’è visto sospendere il tesseramento dalla Fifa e questo gli impedisce di vestire la maglia del Rigamonti
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

La Fifa ha respinto la pratica per tesserare il giovane Matteo Cristian Mammarella - Foto New Reporter/Nicoli - © www.giornaledibrescia.it
La Fifa ha respinto la pratica per tesserare il giovane Matteo Cristian Mammarella - Foto New Reporter/Nicoli - © www.giornaledibrescia.it

Quando Matteo Cristian Mammarella arrivò dagli Stati Uniti un anno fa, come tutti i ragazzini di dodici anni aveva un solo sogno, quello di giocare a calcio. Certo non pensava di restare impigliato nella rete della burocrazia, che gli ha impedito di vestire la maglia degli Esordienti della Rigamonti. Campionato provinciale, senza classifica.

La disavventura

Particolare non irrilevante in una vicenda denunciata dal club granata di puro settore giovanile non tanto per il fatto che viene meno un ragazzino da schierare, quanto per far emergere come troppe volte il sistema calcio rischi di inghiottire quello che è il proprio fine principale, ovvero far divertire i minori. Quello che voleva Matteo Cristian, nato in Georgia da papà italiano e madre statunitense.

Nell’estate scorsa il trasferimento. «Per regalare un sogno ai nostri figli», scrisse il padre del 12enne nelle motivazioni del tesseramento. Il sogno era lasciare Macon e tornare in Italia, il paese dove il padre è nato. Ma la Fifa, anche per l’accordo che la Rigamonti ha con la Brescia academy (che scadrà il 30 giugno prossimo, anche se proseguirà il rapporto tra la società granata e quella biancazzurra), interpreta quel sogno come la volontà di giocare a calcio e di fatto stoppa il tutto a gennaio ravvisando il rischio di un trasferimento di baby-calciatore.

Nel mezzo una serie di passaggi burocratici complessi, con il ragazzino che tra l’approdo a Brescia e il tesseramento ottiene nel frattempo la cittadinanza italiana e come tale viene tesserato a fine ottobre.

Respinto

Gli incartamenti fanno più volte la tratta Brescia-Milano-Roma-Zurigo, la Fifa dopo aver revocato il tesseramento a gennaio chiede spiegazioni e alla fine il 26 aprile respinge la pratica senza dare motivazioni.

«Abbiamo prodotto più di 30 documenti come fatto per un altro ragazzo vittima di un calvario, ma tutto è stato vano - spiega il direttore generale Giorgio Gaggiotti -. È una vergogna, è assurdo sottostare a questi regolamenti per campionati non agonistici. Questo va contro anche alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: l’articolo 24 dice che "in tutti gli atti relativi ai bambini, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente"».

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