Vittorie Germani, Magro recordman: «Nulla è possibile senza un progetto»

Sembra quasi di sentire in sottofondo le parole e le note di Vasco Rossi: «Standing ovation, standing ovation per te...». Il ritornello sembra fatto su misura per coach Alessandro Magro che, con la strepitosa vittoria a Napoli, raggiunge a quota 51 Andrea Diana al comando della classifica (con 11 giornate in meno disputate) degli allenatori più vittoriosi di sempre con Brescia nella massima serie (al terzo posto Riccardo Sales, fermo a 41).
È l’ennesimo primato per il timoniere nativo di Castelfiorentino, ma ormai bresciano d’azione. Ed è proprio l’head coach della Germani, appena atterrato dalla trasferta all’ombra del Vesuvio, a fare il bilancio di questo nuovo record.
«Tutto ciò parte da lontano - sottolinea -. Dalla prima chiacchierata in ufficio con Mauro Ferrari al termine di una stagione in Polonia in cui avevo sul tavolo una proposta di conferma. Ma la possibilità di poter tornare in Italia da capo allenatore era a quel punto troppo allettante, soprattutto dopo quel colloquio con il proprietario del club. Proprio al termine della partita con Napoli gli ho scritto un messaggio per ringraziarlo dell’opportunità e della fiducia che mi ha dato. Sono felice di averlo ripagato».
Decisione
La scelta di Magro non fu scontata. Ma fu condivisa e calibrata su un percorso su base triennale. «Con Ferrari abbiamo deciso di affrontare un progetto che prevedeva un modello e una struttura che secondo me avrebbero dato dei frutti. Mi sono ispirato anche all’esperienza che ho vissuto a Siena. Costruire un progetto in base a quello che avevo maturato durante le mie esperienze, lasciare il segno. Tutto questo è alla base del mio lavoro e di quello del mio staff. Sarei felice di lasciare un posto arricchito del mio passaggio. Per me è fondamentale. Ma la cosa più importante è rendere migliore ogni persona.
All’inizio della prima stagione - ricorda Magro -, parlai ai giocatori. Dissi loro che le più grandi dinastie sportive hanno sempre avuto un punto di partenza. Tre anni fa il progetto si basava proprio sui valori umani, sul valore dell’allenamento, sul piacere di giocare una bella pallacanestro, piacevole ed efficace».
Nemmeno tre stagioni e Alessandro Magro è il coach più vincente in serie A nella storia della pallacanestro a Brescia insieme a Diana. Il viaggio fin qui non è stato privo di scossoni. Tornano in mente le sette sconfitte consecutive della scorsa stagione.
«Sicuramente le cose migliori passano sempre da momenti di difficoltà - commenta l’allenatore -. È in quei momenti in cui si vedono i valori delle persone. Sono momenti indispensabili per riuscire a capire cosa c’è bisogno di fare. E non è scontato che la proprietà abbia deciso di proseguire con me dopo che la passata stagione era finita prima del tempo. Nonostante la brillanta regular season nella mia prima annata e la vittoria della Coppa Italia. Si poteva pensare che il progetto si fosse esaurito. Invece la società ha voluto rilanciarlo.
Si parla troppo poco dell’importanza che Mauro Ferrari ha in tutto questo. Ritengo sia giusto ricordarla. Per la persona che è, e per la sua volontà di non arrestare la crescita del club, non facendo mancare investimenti di rilievo».
Le risorse messe in campo hanno portato anche alla conferma di Massinburg e agli innesti di tre pedine di altissimo valore come Bilan, Burnell e Christon. «Non ci nascondiamo - prosegue il coach -. Non siamo più una stella cadente. In Nba Denver è la dimostrazione del fatto che un club può arrivare al titolo grazie agli investimenti a lungo termine. È lo stesso metodo di lavoro che si usava in Mens Sana». Circa la propria carriera, Magro non si pone limiti. «L’Europa? Sarebbe bello viverla da protagonisti con Brescia. Questa pagina di storia è bella perché condivisa con club, giocatori e con una città innamorata di questi colori».
Quasi tre anni, 51 vittorie. Il momento più buio? «La sconfitta contro Reggio Emilia la prima stagione». Il più bello non coincide con una gara di campionato: «Nessun dubbio, la finale in Coppa Italia contro la Virtus Bologna».
«I miei complimenti ad Alessandro - commenta infine Andrea Diana, di cui Magro fu assistente -. La storia dice che a Brescia il secondo anno è il più difficile e lui ha scollinato con grande merito. È stato bravo a tenere la barra dritta e resistere nei momenti di difficoltà».
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