Per Poeta sconfitta amara, Germani da applausi

Peppe Poeta non può essere contento. Le domande della stampa milanese vertono sulle ragioni di una sconfitta difficilissima da digerire. Ci sono alcuni dati di fatto: quella che allena non è la squadra che ha costruito ed è pure messa in ginocchio da tanti infortuni. Nonostante ciò, dato che i soldi spesi in estate sono quasi infiniti, qualsiasi sconfitta in serie A è «giusto» che faccia notizia. Anche se dall’altra parte c’è una Germani favolosa.
Le parole che arrivano da Brescia offrono invece al coach dell’Olimpia l’unica chance di sorriso. Perché se la Germani vince a Milano una partita che avrebbe dovuto perdere ed è lassù in classifica è anche perché alla base di tutto c’è un lavoro iniziato nell’estate del 2024. Con lui head coach, esordiente, a Brescia.
I ringraziamenti
La domanda, quindi, specificando tutte le virgolette del caso, è: «Come ha visto i suoi ragazzi? Quelli in maglia biancoblù, intendiamo...». «Non è la mia Germani, ma quella di Matteo Cotelli – afferma il quarantenne campano –. Che sta lavorando magnificamente e al quale vanno tutti i miei complimenti. Alla squadra auguro ogni bene, fino alla prossima partita con noi. La cosa che mi rende orgoglioso è aver contribuito a far nascere quello che c’è oggi scegliendo tutte le persone e tutti i professionisti». Il riferimento non è solo ai giocatori, ma anche allo staff. Alle qualità tecniche, sì, ma pure a quelle umane.
Il ringraziamento è alla regia di Mauro Ferrari. Che a fine gara afferma: «Complimenti alla squadra e allo staff tecnico, anche per l’immenso spirito di sacrificio – le parole dell’amministratore delegato di Germani Spa –. Non saprei in che altro modo commentare una vittoria così. In bocca al lupo a Peppe Poeta e all’Olimpia Milano, specie per i delicati impegni di Eurolega di questa settimana».
Prima della partita, al momento dell’inno nazionale, con le due squadre e i rispettivi staff schierati l’uno di fronte all’altro, l’ex allenatore di Brescia sorrideva dritto davanti a sé. Verso quel gruppo che, appunto, ha contribuito a plasmare. L’unico momento in cui, nel contesto della partita, il quarantenne di Battipaglia non è stato concentrato nello sforzo di dare vita a una Milano atomica nel primo tempo e sfaldatasi nella ripresa.
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