Germani, Poeta: «Per me è un sogno, comunque vada ringrazio Brescia»

Quando gli si chiede una sola parola per inquadrare la finale scudetto che inizia oggi, Peppe Poeta si prende una pausa e in sottofondo si sentono solo i ragazzi dell’Under 19 che si allenano. «Emozionante» dice, per poi aggiungere: «Facciamo due dai: sogno».
Il sorriso è quello di sempre, la tensione sembra non appartenergli: eppure tutta Italia sta riconoscendo come il suo (alla prima esperienza da capo allenatore), e quello della Germani, sia un vero e proprio miracolo sportivo.
Poeta, come si sente?
«Sto bene, sono felice, sento il coinvolgimento e la spinta di una città intera ed è una sensazione assolutamente unica. Ora c’è Bologna, vogliamo rovinargli la festa sapendo che sarà difficilissimo».
I tifosi bresciani si sono resi conto di quanto sta accadendo, ma un po’ da tutta Italia si guarda con ammirazione a Poeta e alla Germani.
«Mi arrivano messaggi e telefonate, abbiamo sorpreso tutti e di questo siamo molto orgogliosi. Non c’era una finalista diversa da Milano e Bologna ormai da sei anni, per questo sto ripetendo sempre ai ragazzi che quanto fatto ci deve solo riempire di orgoglio».
Un cammino che ha lasciato tutti di stucco, anche l’allenatore?
«Onestamente sì, perché siamo andati oltre ogni limite. Penso solo alla semifinale: Trapani è squadra forte, attrezzata, profonda, con un allenatore esperto che ha vinto tanto. Averla battuta 3-0 con una solidità incredibile ha sorpreso anche me, ma credo molto nei miei ragazzi. Sono il primo ad averglielo detto fin dall’estate e continuo a farlo anche oggi perché prendano davvero consapevolezza di quello che è stato fatto fino ad ora».
Quali possono essere i tre momenti chiave della stagione?
«Il primo la reazione alla sconfitta casalinga con Trapani di 20 punti in regular season. Subito dopo abbiamo inanellato sette vittorie di fila che ci hanno dato consapevolezza, fiducia, entusiasmo. Poi se penso a me la prima gara interna stagionale contro Varese: ero molto emozionato, abbiamo fatto una grande partita vincendo con il record di punti. L’ultimo snodo è stato dopo le due sconfitte di fila nel ritorno, che non avevamo mai subito, in casa con Milano e a Trapani. All’orizzonte c’erano la trasferta a Trento e la sfida casalinga con Venezia: abbiamo piazzato un due su due che ha consolidato le nostre certezze».
Prima stagione da capo allenatore: come si vive a livello di emozioni?
«Sono rimaste fortissime come all’esordio per tutta la stagione. Vivo i match con grande trasporto, emozione, come mi capitava da giocatore. Con quell’adrenalina che non pensavo onestamente più di ritrovare e che invece vivo anche in panchina. Magari non la trasformo più come prima, in campo era più facile: ora invece comporta due-tre ore di sonno in meno quando torno a casa dopo la partita. Per me poi sono tutte prime volte quindi sempre con un sapore diverso».
Ma come si aspettava Peppe Poeta la sua prima stagione da coach?
«Sinceramente non così bella. Anzi sono uno realista, il primo obiettivo arrivando in una piazza importante come Brescia era quello di non deludere le aspettative, portare la barca in porto. Volevo arrivare a mangiare il panettone, pensare di far meglio rispetto al ciclo di Alessandro Magro era solamente un sogno. Esserci riuscito è motivo di orgoglio».
Immagino lo sia anche vedere sempre il PalaLeonessa esaurito.
«Quello è il maggior motivo di orgoglio. Noi possiamo garantire entusiasmo, impegno, non vittorie e sconfitte. Aver trasmesso i nostri valori, l’aver creato questa chimica speciale tra la squadra, il pubblico, ma in fondo tutta la città ha un sapore speciale».
Quanto si sente ancora giocatore?
«Un pochino, perché mi aiuta ad essere tollerante coi ragazzi se fanno un errore e capire le loro esigenze».
Come ha vissuto questi giorni pre finale?
«In maniera serena, senza negarmi nulla, staccando anche un pochino dalla pallacanestro».
E la sua famiglia?
«Tutti contentissimi per me, ma senza mettermi mai pressione come è stato sempre nella mia carriera».
Il messaggio per il pubblico bresciano?
«Un grazie, gigante, perché dal primo giorno mi hanno fatto sentire fiducia ed entusiasmo. È stata benzina per me che vivo di emozioni. Chi pensa che Brescia sia una città fredda e solo laboriosa sbaglia di grosso: è splendida, accogliente, inclusiva, che sgobba come dite voi ma sa anche godersi la vita».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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