Buscaglia: «Valore Germani in un mondo mordi e fuggi»

Maurizio Buscaglia, a Trento, ha fatto la storia, centrando due finali scudetto consecutive (2016-2017 e 2017-2018). La storia attuale della Germani passa anche da lui. Se è vero che tutto è collegato, la squadra che da lì a qualche anno avrebbe centrato i play off, avrebbe vinto una Coppa Italia e disputato una finale scudetto non sarebbe probabilmente esistita senza la sofferta salvezza della stagione 2020-2021. Quella iniziata con Esposito in panchina e proseguita con l’oggi quasi cinquantasettenne (compie gli anni il 9 aprile), subentrato i primo dicembre in una situazione molto critica e in grado, tra diverse difficoltà, di arrivare fino a quel 25 aprile 2021: PalaRadi di Cremona, vittoria 94-89 e, finalmente, salvezza.
Domenica in campo
Questa domenica, 22 marzo, la Pallacanestro Brescia è proprio a Trento, per la ventitreesima di regular season. È la terza sfida tra l’Aquila e Brescia in questa stagione. Le prime due sono state vinte dagli uomini di Matteo Cotelli: il 27 settembre, in semifinale di Supercoppa, e l’11 ottobre, alla seconda di campionato. Oggi i biancoblù sono secondi in classifica a 32 punti. Trento è ottava, a 18.
Con Buscaglia si parte proprio dall’eccellente annata europea dei trentini. «È frutto della costanza nella partecipazione a questa competizione – afferma l’allenatore umbro, nato però a Bari –. Crea abitudine e mentalità. L’Eurocup è una vetrina e crea resilienza, anche di fronte alle cadute», che nelle ultime partecipazioni di Trento sono tutt’altro che mancate. «Il percorso, quest’anno, è stato invece ottimo. Fatto di picchi, certo, ma pure di caparbietà, anche nelle rimonte. Penso agli ottavi vinti nel derby a Venezia contro la Reyer, al termine di una gara che poteva davvero finire in qualsiasi modo».
La Coppa è una dimensione particolare. «Ti chiede di concentrarti su te stesso ancor prima che sugli avversari. E ti può aiutare pure in campionato, per certi versi. Anche se, naturalmente, ti espone a passaggi a vuoto». I famosi «picchi», come si diceva. L’Aquila è la stessa squadra che ha battuto la Virtus a Bologna a inizio febbraio, e poi ha perso con Cantù, Dinamo Sassari e Trieste. In mezzo, l’impresa al Taliercio. E la mancata partecipazione alla Coppa Italia.
Visioni
La Germani che, con diverse difficoltà, aveva affrontato serie A ed Eurocup nel 2022-2023, era riuscita a vincere la Coppa Italia. «Brescia si è guadagnata le competizioni europee sul campo – afferma l’allenatore, la cui ultima esperienza è stata ad Avellino, in A2, fino allo scorso novembre –. Ma cosa più importante è la linea di programmazione del club. Ogni società segue la propria filosofia e ciò che è fondamentale, come nel caso della Germani, è che questo venga fatto con consapevolezza».
E il club biancoblù, ricorda Buscaglia, «è di livello altissimo, ha grandi meriti». Si può dire che la finale scudetto raggiunta lo scorso anno sia il fatto di pallacanestro più eccezionale degli ultimi cinque anni, a livello nazionale? L’allenatore è solo parzialmente d’accordo. «La Germani ha dimostrato di potersela giocare a tutti i livelli – afferma –. Ha un gruppo che ha alla propria base concetti di rilievo: condivisione, belle facce, resilienza, consistenza».
Si ragionava di recente con Bilan: sembra che i biancoblù, tra lo scorso anno e quello in corso, stiano vivendo un’unica, lunghissima stagione... «Ed è qualcosa di molto bello – afferma convinto il coach –. Il mantenere lo stesso gruppo, il restare insieme, il fatto che l’allenatore sia cambiato nell’ottica dell’evoluzione di Cotelli da assistente a capo, al posto di Peppe Poeta, la circostanza che l’unica aggiunta sia di fatto un ritorno, quello di Massinburg. Ritengo siano tutti fatti di notevole rilievo. Brescia è in controtendenza in una pallacanestro "mordi e fuggi"».
Domande secche. Due domande al volo: quale sarà la chiave della partita di domenica e quale giocatore attuale della Germani porterebbe nella «sua Brescia» di anni fa? «Il controllo del ritmo – risponde Buscaglia al primo interrogativo –. Jones, Battle e Steward possono fare male in campo aperto, ma attenzione anche alla perimetralità dei lunghi Jakimovski e Aldridge. Per il resto... penso a Della Valle e poi mi viene in mente Bilan. E poi Ivanovic. O Burnell, del quale sono grande fan. Difficile scegliere».
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