Germani, Della Valle: «Brescia la scelta migliore della mia vita»

Oggi Amedeo Della Valle è il re del PalaLeonessa. Quattro anni alla Germani, già Mvp e miglior giocatore italiano del campionato, una Coppa Italia vinta (con tanto di premio di miglior giocatore) e, adesso, il raggiungimento della finale scudetto, la prima della Pallacanestro Brescia, con i gradi di capitano.
Destino
Forse Brescia faceva già parte del suo destino, se è vero che era in campo nel giorno dell’inaugurazione del palazzetto di via Caprera. Settembre 2018, sabato 29. Il PalaLeonessa è stato scelto per la Final Four di Supercoppa. La guardia di Alba veste la maglia dell’Olimpia Milano, che strapazza Brescia in semifinale e poi si prende il trofeo battendo pure Torino. La sua storia biancoblù – colori per i quali ha firmato di fatto fino a fine carriera – inizia nel gennaio del 2021, quando è in Montenegro, al Buducnost, ma prende accordi con Mauro Ferrari per diventare il punto di (ri)partenza per la stagione successiva.
«A volte ripenso a quando scelsi Brescia – racconta –. Non c’era una ragione precisa. Il progetto, sì. Ma fu anche una sensazione. Si è rivelata la decisione migliore della mia vita. Qui ho giocato a livello sempre più alto. Mi diverto. Dimostro ciò di cui ho sempre pensato di essere capace».
A proposito di qualità del gioco. Ha disputato quattro stagioni notevoli e una miriadi di partite eccezionali. Poi, nella serie di semifinale, ha ridisegnato i confini dei suoi standard, proponendo forse la miglior pallacanestro della carriera...
«Sì, le partite con Trapani sono il punto più alto del mio gioco, peraltro contro una squadra che aveva tutto per mettermi i bastoni tra le ruote. Sono contento, ma non sono stupito. So quanto metto di me stesso per esprimere quel livello».
È arrivato dal Montenegro, dove ha giocato con Ivanovic. Con Bilan, croato, formate un terzetto dalle caratteristiche uniche all’interno del campionato italiano. Sui successi della Germani influisce la triangolazione Alba-Brescia-ex Jugoslavia?
«Sono un grande fan di Ivanovic. Lo sono da sempre. Da quando eravamo avversari. Lo stesso discorso vale per Bilan. Ero certo che ci saremmo tutti incrociati. Ma la chiave, poi, è quella. I giocatori forti? Okay, ma i giocatori forti devono stare bene gli uni con gli altri. E con Ivanovic ne parlo ancora. Mi dice: "Mi volevi convincere di venire a Brescia e ci hai sempre creduto. Ma io non avrei mai pensato che le cose sarebbero andate così bene"».
A proposito di tasselli che s’incastrano, qual è – in campo – la migliore qualità della squadra?
«Fisicamente o atleticamente ci sono squadre superiori, ma noi riusciamo a dire la nostra in altri modi. Con la testa, con l’unione. In questo modo tutti gli elementi della rosa stanno dando il massimo. La stagione fantastica che stiamo vivendo è frutto delle scelte estive. Poeta ha un ruolo fondamentale in tutto questo. Noi siamo felici di giocare per lui e credo che questo si veda. Tutti sono contenti di dare il 200% per lui, e questo è un valore aggiunto notevole. E, attenzione, non ci si fermi al pensiero che è una persona con doti umane e in grado di stimolare i giocatori. Abbiamo tutti una certa età. Non vieni a raccontarcela dicendoci "Dai, bravo". Lui sa come giocare le partite, come affrontare le varie situazioni. Sa come incanalare i giocatori sulla giusta via. Si parla sempre della sua empatia, ma c’è tanto altro».
Essere capitano di questo gruppo non è difficile. Giusto?
«Non è difficile. Siamo una squadra composta da persone esigenti. A volte, addirittura, è meglio dire una parola in meno piuttosto che pronunciarne una in più».
Si aspettava questa stagione?
«Magari sarò arrogante, ma... sì. Sebbene fosse difficile, ero certo che avremmo potuto ripeterci, o raggiungere addirittura risultati superiori rispetto al passato. Senza nulla togliere al gioco che avevamo prima, adesso siamo più squadra. Siamo più connessi».
Giocare una Coppa europea, il prossimo anno, potrebbe essere una tutela verso questo gruppo?
«Il ragionamento ci può stare. Dal punto di vista degli stimoli potrebbe portare aria fresca e nuova. Chiaramente, non si può fare una Coppa senza uno scopo. Serve un obiettivo. Bisogna essere attrezzati per farla nel miglior modo possibile.
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