Buscaglia: «La Germani mi è rimasta dentro al cuore»

Il tempo è galantuomo, e probabilmente lo è ancora di più con i galantuomini. Maurizio Buscaglia non ne aveva fatto mistero: era felice di allenare a Brescia. Apprezzava club, piazza, tifo, ma fino a quel momento li aveva vissuti solo da avversario.
In quei mesi tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 riuscì a salvare una Germani in grande difficoltà, ma lo fece nel campionato «sottovuoto», quello dell’immediato post-pandemia. Niente tifo, niente contatti umani, niente città da vivere in libertà, niente caffè al bar la mattina. Era vita a porte chiuse. La Pallacanestro Brescia centrò l’obiettivo quel famoso 25 aprile, vincendo a Cremona, e poi chiuse al PalaLeonessa il 10 maggio, superando Pesaro in una gara che non aveva alcun peso ai fini della classifica.
Oggi il cinquantaquattrenne - nato a Bari ma umbro d’adozione - guida proprio la Vuelle, prima avversaria della Germani in campionato, questa domenica alle 17 al PalaLeonessa. In fatto di storia e calore, la squadra marchigiana ha veramente poche rivali in Italia. Il tempo è galantuomo, soprattutto con i galantuomini. «Anche Pesaro - racconta Buscaglia - è una realtà che fin qui avevo sempre vissuto da avversario. Qui c’è una storia che puoi "sentire". Il trasporto dei pesaresi mi ha sempre impressionato. Così, essere l’allenatore della Vuelle, per me, è un onore. Sento la responsabilità dell’incarico: è una sfida, non è un peso. È un onore. E voglio dare tutto me stesso».
Che squadra è la Vuelle
Al proprio fianco Buscaglia ha un assistente molto speciale, per due ragioni. La prima: è pesarese doc. La seconda: lavorò con lui a Brescia l’anno di quella salvezza. «È bello ritrovare Giacomo Baioni - commenta -. È bello che accada dopo le rispettive esperienze». Il marchigiano, dopo Brescia, ha vissuto un biennio di ottimi risultati alla Dinamo Sassari. L’head coach umbro ha lavorato in Israele (Hapoel Holon e Hapoel Eilat), ma anche a Napoli, e fino al 2022 è stato ct della Nazionale olandese. La Germani, secondo Buscaglia, «oggi è di un’altra categoria rispetto a Pesaro. Per ovvie ragioni l’ho seguita in Supercoppa e ne ho osservato la pre-season. Ha una rosa forte e profonda, ben fornita in ogni ruolo. Mi piace moltissimo».
La Vuelle? «Stiamo proseguendo il nostro percorso - racconta il tecnico -. Abbiamo qualità e debolezze. Circostanza piuttosto normale per una squadra del nostro segmento. Non ditemi che puntiamo a una salvezza tranquilla, però, perché di tranquillo, in Italia, non c’è più alcunché. Si sono alzati tutti i livelli: quelli altissimi di Olimpia Milano e Virtus Bologna, ma anche quelli alti di Brescia. Infine, pure nella fascia di squadre che puntano a mantenere la categoria sono stati fatti investimenti». Insomma, campionato difficile significa che la barra deve sempre restare dritta. La ricetta? «Etica del lavoro e avanti una partita dopo l’altra - procede l’allenatore -. Già il fatto di conoscere quali sono i nostri punti deboli ci può aiutare sulla strada della crescita».
Il ricordo di Brescia
In quei circa sei mesi di semi-lockdown Buscaglia timonò anche la Germani fino al porto sicuro della salvezza. E oggi è felice se, «sebbene in minima parte, contribuendo al mantenimento della categoria», può essere considerato parte di una storia che un paio di anni dopo avrebbe vissuto la gloria della Coppa Italia vinta. «Il club - ricorda - mi permise di lavorare bene. Al mio arrivo la situazione era molto complicata. Riuscimmo a risollevarci, poi non mancarono le difficoltà. Brescia mi è rimasta dentro».
Tra i momenti più belli, di sicuro, il blitz sul parquet della Virtus Bologna del 23 gennaio 2021 (90-89). Oppure il successo all’Allianz Dome su Trieste (81-78). In tempi in cui raggiungevi le città e i palazzetti solcando autostrade deserte, e giocavi in un silenzio irreale in mezzo a spalti che sembravano scheletri.
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