Number nine, number nine, number nine. Nei primi secondi della spettrale «Revolution 9» dei Beatles, dal White Album, si sente una voce ripetere queste parole. Se si ascolta la traccia al contrario, compare un messaggio ermetico con riferimento a un «dead man», un uomo morto, ch’è punto cardine della teoria secondo la quale i Fab Four avrebbero disseminato la loro produzione di riferimenti per far capire che Paul McCartney era scomparso, e al suo posto c’era un sosia.
Nove sono i punti che la Germani, domenica, nella gara poi persa a Brindisi contro l’HappyCasa, aveva realizzato con tre triple consecutive nel terzo quarto (a bersaglio Massinburg, Gabriel e Caupain), in un break che poteva essere chiave, anche dal punto di vista emotivo, e che aveva aperto la scatola propiziando il raggiungimento, nel medesimo parziale, di un +12 che purtroppo non è stato capitalizzato. Alla fine del quarto il vantaggio era di 9 punti. Gap ottenuto anche nell’ultimo segmento, per altre tre volte.




