«Riad» è un nome che significa giardini, prati. Che dire: nomen omen. Visto che al nome Riad risponde Bajic. Il nuovo giardino dei gol del Brescia, il nuovo prato dei sogni targati con la «V». Quei sogni che si sono improvvisamente accesi in una domenica d'agosto che se per i vacanzieri era quella del contro esodo, per la squadra di Inzaghi è stata quella dell'ora di alzarsi in volo. Subito ad alta quota, con l'auspicio di non incappare in vuoti d'aria o almeno di saperli sempre contenere.
Siamo solo all'inizio: e questo è un mantra dal quale farsi accompagnare ripassando la grammatica della serie B. Sul manuale d'istruzioni c'è scritto che l'equilibrio è scritto al primo posto dei comandamenti. Però è difficile rimanere calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno un rumore che sa di festa e mandano coccole a un nuovo indirizzo del gol. C'è già un nuovo idolo in città e questo idolo ha cittadinanza bosniaca. Sul «visto» si è presentato col timbro dei 12 gol firmati ad Ascoli e il «documento» s'è subito arricchito della rete in Coppa Italia (ci sarebbe anche la trasformazione del primo rigore della sequenza poi letale), ma soprattutto della doppietta da tre punti a Terni. Si tratta della sua prima doppietta italiana, ma in realtà questa è una statistica che vale niente visto che l'anno passato era andato direttamente oltre con una tripletta alla Cremonese. Bajic è qui via Udinese che sostiene anche parte del suo stipendio ed è forse, insieme a Tramoni, l'acquisto di cui Massimo Cellino, va più fiero.




