Da passatempo antico a sport olimpico: storia e regole del curling

Pieter Bruegel il Vecchio inserì alcune figure impegnate a giocare quello che pare una specie di curling nel suo celebre dipinto Cacciatori nella neve, datato 1565. Significa che, già all’epoca, questo intrattenimento particolare aveva varcato la Manica e, dalla Scozia cui risalgono le sue origini, era giunto nel nord Europa. Dove a lungo è stato praticato su laghi ghiacciati.
Un documento del 1540, redatto in latino dal notaio John McDuhin, della cittadina scozzese di Paisley, parla di una sfida tra John Sclater, monaco della locale abbazia, e Gavin Hamilton, rappresentate della comunità cluniacense di Abbot, a ovest di Glasgow, sfida alla quale Sclater si dichiarò pronto «dopo aver lanciato tre pietre sulla superficie gelata».

In Scozia, d’inverno, i laghi ghiacciati sono sempre stati teatro di varie attività sportive, tra le quali ovviamente il pattinaggio, di cui è splendida testimonianza un altro quadro famoso, The Skating Minister, ovvero il reverendo Robert Walker che pattina su Duddingston Loch, opera attribuita a Henry Raeburn e conservata alla Scottish National Gallery di Edimburgo.
Insomma, alle origini di molti sport olimpici ci sono passatempi antichi, come quello di lanciare sul ghiaccio delle pietre, il cui rumore mentre scivolano sulla superficie gelata ha meritato al curling il soprannome di «roaring game», il gioco che ruggisce.
I primi club
Da questa dimensione romantica, il curling approdò a una formalizzazione delle regole con la nascita dei primi club: nel 1838 a Edimburgo si costituì the Grand Caledonian Curling Club che divenne garante dei principi del gioco.
Quattro anni più tardi, affascinata da una dimostrazione di curling sul pavimento della sala da ballo di Scone Palace, vicino a Perth, da parte del Conte di Mansfield, la Regina Vittoria concesse al club il permesso di aggiungere al nome l’aggettivo «Royal».

Esportato dagli scozzesi nel corso del diciannovesimo secolo il gioco si diffuse in quei paesi dove gli inverni erano più rigidi, e dove erano disponibili superfici ghiacciate: Canada, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Norvegia e persino Nuova Zelanda, nelle cui isole era arrivata dalla Scozia una robusta comunità di migranti, soprattutto a Auckland e Wellington, ma anche a Otago dove un gruppo di membri della Free Church of Scotland fondò la città di Dunedin. The Dunedin Curling Club venne fondato nel 1873.
L’isola delle stone
Con l’affermarsi del curling come disciplina codificata, nel 1851 la Andrew Kay & Company (Curling Stones) Limited cominciò produrre le pietre adatte al gioco ricavandole dal granito dell’isola di Ailsa. Fino a quel momento se ne erano utilizzate di vari tipi, non tutti efficaci perché, dati i frequenti urti, molte «stone» si sbrecciavano o si rompevano.
I Kays ricevettero il permesso di utilizzare il granito dell’isola dai Marchesi di Ailsa, che ne detenevano le proprietà.
Il granito verde, «Ailsa Craig Common Green», è utilizzato per il corpo centrale dello strumento di gioco, grazie alla sua robustezza, quello blue, definito «Ailsa Craig Blue Hone granite – Ailserts», viene inserito invece come superficie più adatta allo scorrimento. Kays of Scotland produce l’unica pietra omologata dalla World Curling Federation per le Olimpiadi. Una singola pietra costa più di 600 sterline e l’intero set da competizione (16 pietre) supera le 4mila.
Poiché l’isola è una riserva naturale sotto la protezione della Royal Society for the Protection of Birds, le quote di materiale asportabile sono limitate: nel 2002 la Kay of Scotland fu autorizzata ad asportare 1.500 tonnellate e per la successiva escavazione dovette attendere fino al 2013.

Le gare ufficiali
La prima competizione ufficiale di curling si tenne nel 1924 durante i primi Giochi Olimpici Invernali a Chamonix, dove la Gran Bretagna si impose davanti a Svezia e Francia. Il curling fu presente anche nelle successive edizioni dei Giochi come sport dimostrativo a Lake Placid (1932) e, più tardi, a Calgary (1988) e Albertville (1992). La disciplina è entrata stabilmente nel programma olimpico con i Giochi di Nagano nel 1998.
A Pechino, nel 2022, l’Italia ha conquistato la sua prima medaglia nella specialità, vincendo l’oro nel doppio misto con Stefania Constantini e Amos Mosaner.

Le regole
Una partita di curling è divisa in 8-10 end.
Impugnando la stone per il manico (è il colore dell’impugnatura, in genere giallo o rosso, a differenziare le pietre delle due squadre) il giocatore procede al lancio detto «delivery».
Dopo il delivery entrano in azione gli altri due giocatori che lucidano il ghiaccio davanti alla stone con degli spazzoloni (detti broom). Più veloce è il movimento e più pressione si esercita sul ghiaccio, più la pietra corre rapida. Fermando l’azione nell’attimo giusto, si può frenare una stone troppo veloce per farla arrestare nel punto indicato.
Per guadagnare il punto è necessario piazzare una stone al centro della «casa» ovvero la zona delimitata da quattro grossi cerchi concentrici di diverso colore (dall’esterno verso l’interno: blu, bianco, rosso e bianco). Si ottiene il punto solo con la stone piazzata esattamente nel centro, perché ogni stone superata da una stone avversaria diventa inutile ai fini del punteggio.
Una stone può urtare quella avversaria e scalzarla dalla sua posizione. Il calcolo viene fatto in base al numero di stone piazzate più vicino al centro della «house» prima della più vicina stone degli avversari.
Gioco di fairplay, il curling non prevede arbitri: sono i membri delle quadre a calcolare il punteggio, misurando le distanze. Se, al termine dei 10 end, le due squadre sono in parità, è un undicesimo end (extra-end) a stabilire il vincitore.
«Se i sogni fossero rocce, sceglierei la scopa», è il detto mutuato dal curling che esorta a puntare sulla precisione più che sulla speranza. Divertitevi con la lentezza del gioco.
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