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Sara Andreani, la 18enne che salva la pallamano di Leno

La bresciana è giovane bandiera della squadra che lotta per ottenere la quarta permanenza in A1
Sara Andreani - Foto Enrico Corrias © www.giornaledibrescia.it
Sara Andreani - Foto Enrico Corrias © www.giornaledibrescia.it

Ci sono state partite in cui  Sara Andreani è uscita furibonda dopo una sostituzione per poi rientrare più determinata di prima, altre in cui ha rifilato a un’avversaria tre stoppate di fila nella stessa azione,  altre ancora (quasi tutte) giocate come se non ci fosse un domani. Succede quando a soli 18 anni hai già tre salvezze alle spalle e stai cercando di conquistarne un’altra nella A1 di pallamano col piccolo e indomabile Leno,  costretto da sempre a lottare contro squadre dai budget ben più consistenti. Da quando è salito nella massima categoria il team della Bassa non l’ha più mollata: nel 2019 il traguardo arrivò ai play out, nel 2020 - in piena emergenza Covid - il team chiuse comunque davanti al Nuoro prima che la stagione venisse interrotta e l’anno scorso il traguardo è stato raggiunto all’ultimo appuntamento.

La squadra

Per il Leno, da sempre, ogni partita è una guerra per la sopravvivenza e a questa scuola si è forgiata la Andreani, uno dei talenti più luminosi della nostra pallamano, che nel 2019 ha disputato gli Europei Under 17 con la Nazionale italiana. Allora era terzino, così l’aveva impostata Giovanni Bravi, l’allenatore del Leno che ha avuto il merito di lanciarla in prima squadra quando la ragazza aveva appena 15 anni. In azzurro fu poi il ct Ljljana Ivaci a trasformarla in pivot, ruolo che Andreani occupa tuttora, supportata da un fisico che intanto ha raggiunto l’1.78 di altezza. Sara è di Manerbio ed è sorella d’arte: il fratello Luca si è imposto nella palla ovale e gioca nelle Zebre. «Avevo appena otto anni - ricorda oggi - quando un giorno lo accompagnai al campo di rugby di Leno dove si allenava. Così scoprimmo a pochi metri di distanza l’esistenza dell’Handball Arena. Entrai per curiosità e da allora è diventata la mia seconda casa».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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