Dall’inferno al paradiso. Un’andata, si spera, senza ritorno. Christian Falocchi è l’uomo più felice del mondo il giorno dopo essere entrato nel club dei 230 centimetri, ma l’altista di Breno non nasconde l’emozione quando ripensa al calvario patito lungo il percorso di atleta.
Un campione
«Quando sono atterrato sul materasso e ho realizzato di avercela fatta ho capito di aver raggiunto quello che sognavo. C’è voluto tanto tempo, ma dopo aver superato 2.28 a gennaio avevo intuito che era solo questione di poche gare». L’altista camuno, di stanza a Bergamo, è stato bravo a crederci anche quando il ritiro era a un passo. D’altronde che fosse un campione lo si era intuito nove anni fa. Era l’inverno 2017 e agli Assoluti indoor Falocchi si rivelò superando 2.25, suo primato fino al mese scorso. Da lì un crescendo iniziale senza sosta: maglia azzurra agli Europei indoor di Belgrado, argento in estate agli Europei Under 23 a Bydgoszcz, ancora in azzurro ai Giochi del Mediterraneo l’anno seguente. Poi il primo patatrac. Operazioni al menisco e alla caviglia nel 2019, il Covid di mezzo che non facilita il rientro, nuovamente sotto i ferri per rimuovere una ciste nel 2021. In tanti si sarebbero scoraggiati, non Christian, che da tenace camuno ha tenuto duro.



