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Dall’incubo al sogno: la parabola di Falocchi, che adesso vuole sognare

Mario Nicoliello
L’altista di Breno agli Italiani ha saltato 2,30 ritrovando se stesso dopo anni in cui gli infortuni lo hanno provato duramente nella mente e nel fisico
Christian Falocchi agli Italiani
Christian Falocchi agli Italiani
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Dall’inferno al paradiso. Un’andata, si spera, senza ritorno. Christian Falocchi è l’uomo più felice del mondo il giorno dopo essere entrato nel club dei 230 centimetri, ma l’altista di Breno non nasconde l’emozione quando ripensa al calvario patito lungo il percorso di atleta.

Un campione

«Quando sono atterrato sul materasso e ho realizzato di avercela fatta ho capito di aver raggiunto quello che sognavo. C’è voluto tanto tempo, ma dopo aver superato 2.28 a gennaio avevo intuito che era solo questione di poche gare». L’altista camuno, di stanza a Bergamo, è stato bravo a crederci anche quando il ritiro era a un passo. D’altronde che fosse un campione lo si era intuito nove anni fa. Era l’inverno 2017 e agli Assoluti indoor Falocchi si rivelò superando 2.25, suo primato fino al mese scorso. Da lì un crescendo iniziale senza sosta: maglia azzurra agli Europei indoor di Belgrado, argento in estate agli Europei Under 23 a Bydgoszcz, ancora in azzurro ai Giochi del Mediterraneo l’anno seguente. Poi il primo patatrac. Operazioni al menisco e alla caviglia nel 2019, il Covid di mezzo che non facilita il rientro, nuovamente sotto i ferri per rimuovere una ciste nel 2021. In tanti si sarebbero scoraggiati, non Christian, che da tenace camuno ha tenuto duro.

Il ritorno

Nel 2022 il ritorno con 2.24 all’aperto, misura che gli apre le porte per i Giochi del Mediterraneo a Orano e gli Europei a Monaco. A marzo 2025 poi la chicca della carriera, il sesto posto nella rassegna continentale al coperto a Istanbul. Sembrava un decollo e invece la sfortuna ci ha rimesso lo zampino. In quell’estate Falocchi si è distrutto la caviglia gareggiando in un meeting in Germania e da lì è partita la via crucis.

Operazione, riabilitazione, il dolore che continua a tormentarlo. Il 2024 è un calvario, il 2025 diventa l’ultima chance: o la va o la spacca. La risurrezione si concretizza al Gabre Gabric, durante il Meeting della Leonessa a luglio: 2.23 e la luce che compare in fondo al tunnel.

Da settembre le cose sono cambiate, Falocchi ha ritrovato continuità nell’allenamento e le due uscite al coperto hanno completato il quadro: 2.28 e 2.30 con semplicità, terzo uomo al mondo in stagione, standard ottenuto per i Mondiali al coperto e gli Europei all’aperto. «Andrò a Torun ai Mondiali indoor per esprimermi al meglio e dimostrare quanto valgo. In una finale diretta a dodici tutto può succedere». Domenica ad Ancona a fargli i complimenti è stato anche Tamberi: «Gimbo è un amico. Dopo l’infortunio ci siamo sentiti tante volte e mi sono consultato con lui per capire il percorso medico da seguire. Aveva subito il mio stesso infortunio e come me è riuscito a uscirne».

Nessuna gara prima della Polonia, poi un po’ di vacanza e via con la stagione all’aperto: «Ho già lo standard per Birmingham, ma siccome siamo in sette per tre posti, se anche qualcun altro dovesse saltare 2.27 allora a decidere sarebbero i tecnici, quindi dovrò essere continuo tra giugno e luglio». A 29 anni si può essere ancora giovani per sognare in grande.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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