Pallanuoto, la «nuova» An Brescia va oltre i propri limiti

Ci sono due strade di pensiero che spesso non si incontrano. Quella che sostiene come le sconfitte facciano bene perché aiutano a crescere, a superare i propri limiti, a capire come fare meglio. E poi c’è quella che percorre chi, invece, preferisce la vittoria alla sconfitta. L’An Brescia che martedì sera, decimata dal Covid, ha vinto inaspettatamente la partita di Champions League contro lo Jadran è il frutto di entrambi i pensieri.
Perdere e arrivare sempre secondi contro la Pro Recco ha regalato a Brescia un’identità che la fa essere ogni stagione, anche con pedine diverse nel roster, una squadra che fa dell’umiltà e dell’abnegazione il suo plus. La vittoria del campionato lo scorso anno, però, ha dato quella caratteristica che l’An non aveva in precedenza: la consapevolezza. E così, con gli uomini certo giusti e con un allenatore che ogni anno supera se stesso, la squadra bresciana è davvero diventata grande.
«Purtroppo come l’anno scorso il Covid ci ha colpito bello forte - dice Vincenzo Dolce - . Siamo riusciti a vincere una partita che abbiamo preparato in mezza giornata quando abbiamo capito chi avrebbe giocato. Sarebbe stato un peccato buttare questa occasione per colpa del virus. Abbiamo vinto da vera squadra. Adesso speriamo solo di essere un po’ più fortunati, di recuperare tutti e di giocare al massimo in ogni competizione». Una vittoria che vale tantissimo per il morale, ma anche per l’andamento del girone: con i suoi 17 punti e il primato l’An, a fine andata, ha ben 6 lunghezze di margine sul quarto posto, l’ultimo per la qualificazione alla Final Eight. E a rafforzare il senso dell’impreso compiuto martedì dall’An, ieri la Pro Recco con qualche assenza ha perso 11-8 contro lo Jug. Vincere in emergenza non è facile nemmeno per la squadra più forte del mondo. Nemmeno quando hai i giocatori più forti del mondo. Perché non basta, l’An lo insegna: serve il cuore.
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