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Olimpiadi: «A Livigno poca gente e monti disfatti, per noi è un danno»

Parla Marco Bresciani, maestro di sci originario di Lumezzane che dal 1994 vive e lavora tra Bormio e Livigno: «Ora, passato il disagio più grosso, stiamo a vedere»
Livigno dall'alto nei giorni pre-Olimpiadi - Foto Ansa/Stefano Rellandini/Afp © www.giornaledibrescia.it
Livigno dall'alto nei giorni pre-Olimpiadi - Foto Ansa/Stefano Rellandini/Afp © www.giornaledibrescia.it
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Sono passati i giorni del disagio. Nelle ultime ore, tutto si è calmato. Ma solo in attesa del vero trambusto. Ora chi vive e lavora a Livigno guarda dalla finestra il bailamme olimpico, mettendo per un attimo in pausa le critiche (positive o negative) e i giudizi, provando a godersi i Giochi invernali. «Sarà interessante vedere cosa resterà quando tutto questo sarà finito».

A parlare è Marco Bresciani, maestro di snowboard e titolare di una scuola di sci a Livigno. Originario di Lumezzane, vive e lavora lì dal 1994, suppergiù. Gli ultimi anni ha vissuto i cambiamenti della località in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. «Il disagio – dice – c’è stato durante tutta la preparazione, quando abbiamo visto disfare le montagne. C’è chi dice “Ma sì, cosa sono quattro piante tagliate”, o “Ma sì, cosa sarà quel nuovo laghetto in cima alla montagna”, considerando la nuova opera come a un bacino idrico che permetterà finalmente di innevare tutto». Anche perché, spiega, negli ultimi anni la neve è arrivata tardi. Si è rischiato che non ci fosse nemmeno per le gare di snowboard freestyle dei prossimi giorni (è questa la disciplina che si disputerà a Livigno). Ultimamente non nevica mai prima di febbraio.

La zona dove si disputeranno le gare a Livigno - Foto Ansa/Stefano Rellandini/Afp © www.giornaledibrescia.it
La zona dove si disputeranno le gare a Livigno - Foto Ansa/Stefano Rellandini/Afp © www.giornaledibrescia.it

«Dicembre e gennaio sono stati un periodo anomalo e ora stiamo assistendo a un vuoto quasi totale. C’è poca, pochissima gente. Ma c’è una differenza tra i maestri di sci e chi opera nei servizi. I maestri hanno ricevuto proposte, anche legate alle Olimpiadi, e hanno potuto scegliere se candidarsi per avere un minimo di sicurezza lavorativa, ma si tratta di persone giovani e fisicamente forti, perché serve manodopera flessibile e in forza. Chi invece ha deciso di continuare a garantire servizi tradizionali per le persone che si pensava sarebbero comunque arrivate per sciare, si sta rendendo conto che la situazione è più pesante: non c’è afflusso. E poi, come un boomerang, si sta facendo sentire l’effetto dell’aver triplicato i prezzi di hotel e appartamenti, oltre che dei biglietti per le gare. Li stanno riducendo ora, ma credo sia tardi».

Sci a Bormio, snowboard a Livigno

Anche la viabilità è cambiata e sta avendo effetto sulle presenze, spiega Bresciani. «La viabilità da Tirano avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello, come annunciato anche a livello ministeriale da Salvini, ma non è pronta. La galleria che arriva da Bormio è invece chiusa. Lì è stato creato un grande parcheggio. Da lì partono navette e bus a ciclo continuo che portano a Bormio o a Livigno, a seconda che si vada a vedere le gare o a sciare». Perché in realtà a Livigno si scia ancora e si scierà per tutte le Olimpiadi, seppur parzialmente. Restano infatti accessibili il versante Mottolino e la partenza del Carosello 3000, mentre saranno interdette le aree legate ai Giochi, raggiungibili solo a chi ha il pass. «A Bormio non si può sciare dall’1 al 18 febbraio. Si può solo assistere alle gare, e per sciare ci si deve spostare a Santa Caterina. Loro però sono abituati, è una scelta: da anni ospitano i Mondiali e la Coppa del mondo. Soprattutto, lì ci sarà lo sci alpino maschile, che è la punta di diamante. Tutti lo seguono. A Livigno è stato fatto un lavoro enorme e l’evento sarà spettacolare, con grande impatto scenico, ma si parla di snowboard freestyle, una disciplina che interessa una nicchia. Molte persone non sanno bene di cosa si tratti, non sanno cosa sia il big air». Ovvero, la disciplina acrobatica che avrà luogo sull’enorme rampa che è sorta nella vallata.

La rampa per il big air - Foto Ansa/Stefano Rellandini/Afp © www.giornaledibrescia.it
La rampa per il big air - Foto Ansa/Stefano Rellandini/Afp © www.giornaledibrescia.it

Cosa rimarrà

Chi vive e lavora a Livigno, come spesso accade, sta osservando la situazione con sguardi opposti. C’è chi dice di tenere duro pensando al patrimonio infrastrutturale importante che resterà, con un occhio alla visibilità mondiale di un evento come le Olimpiadi invernali. Altre persone stanno vivendo questi anni con il pensiero al disagio continuo, senza la certezza di come andrà a finire. «Si scoprirà solo negli anni se sarà stato davvero utile o conveniente», dice Bresciani.

Addirittura, per molti maestri e maestre di sci questo ricorda un po’ un altro periodo di incertezza e fermo: quello dei lockdown del Covid. «Si sentono battute: “Abbiamo resistito a una stagione intera senza lavorare, supereremo anche questo mese”», sorride il maestro di sci. Ma è bene non sminuire: febbraio, spiega, rappresenta circa il 30% del fatturato stagionale per una scuola di sci. «È il periodo delle settimane bianche, di Carnevale, delle vacanze scolastiche di molti Paesi europei. Qui per esempio è molto sentita la settimana bianca dei danesi, che cade a metà febbraio. Sono molto legati a Livigno e quest’anno non verranno. Senza piangersi addosso, va detto che il danno è concreto».

Proprio in questi giorni l’azienda di promozione turistica di Livigno ha inviato una mail alle scuole di sci. «Ci hanno scritto che Fondazione Milano Cortina, l’ente che doveva dare conferma ai maestri per il servizio piste (ovvero lisciatura, manutenzione delle strutture...) non ha ancora confermato nulla per iscritto. Se, quindi, entro un paio di giorni Milano Cortina non confermerà per iscritto il mandato, l’azienda di promozione turistica rimborserà personalmente i maestri che hanno già lavorato. E bloccherà il mandato».

I giorni dei Giochi

All’inizio, dunque, c’erano molte discussioni su cosa sarebbe successo. Ora, a ridosso dell’evento, prevale la rassegnazione. «Sono due settimane, poi si vedrà. I pass sono stati distribuiti. Le questioni più grosse sono state risolte in fretta, anche con interventi molto rapidi sul terreno, senza tempi di assestamento, e con grandi quantità di neve artificiale. L’effetto si vedrà allo scioglimento, ma ora non è il problema principale. E non è che tutti siano rimasti a bocca asciutta», precisa Bresciani. «Gli albergatori che hanno firmato contratti con grandi marchi o che ospiteranno gli atleti lavorano. È un po’ come Italia ’90: per alcune persone il lavoro c’è, altre prendono le briciole o restano in attesa».

Dove guarderà, alla fine, le gare di snowboard? «Se lo spazio sarà adeguato e l’esperienza piacevole, andrò a vedere dal vivo. Altrimenti meglio la televisione: a Livigno fa freddissimo, la notte scende anche a -15 gradi. E le gare saranno perlopiù in notturna. Credo starò al caldo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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