È morto Gianpaolo Gabanetti, il «pugile poeta» bresciano

La boxe bresciana piange la scomparsa improvvisa di Gianpaolo Gabanetti, già campione italiano dei superwelter negli anni Sessanta. La morte è avvenuta l’altra sera a Manerbio, dove risiedeva da molti anni, nella casa «costruita con i guadagni del pugilato», come amava ricordare egli stesso.
La carriera
Nato a Cignano di Offlaga il 18 novembre 1941, Gabanetti si avvicinò al pugilato da ragazzo: la soluzione più comoda sarebbe stata probabilmente Cremona, dove già si allenavano alcuni compaesani; ma Paolo scelse Brescia, imparando i rudimenti della disciplina dall’esimio maestro Gianni Gatti, per poi passare professionista (pare su suggerimento di Santo Amonti) sotto l’egida di Tony Mariani, altro nume tutelare dell’epoca d’oro della «noble art» di casa nostra.
La sua avventura sul ring pareva cominciare sotto una cattiva stella: al debutto fu atterrato al primo round; ma si rialzò, e vinse per KO alla seconda ripresa, avviandosi a una carriera che, tra i puri, fu straordinariamente immacolata: 110 incontri senza sconfitte, la maggior parte dei quali conclusi prima del limite. Già, perché il nostro Gianpaolo – che aveva fatto il contadino, il mandriano, il manovale e infine il muratore, professione portata avanti in parallelo con l’attività agonistica – era un «picchiatore», nomea che non gli piaceva, ma che si era guadagnato atterrando in allenamento un peso massimo come il compagno di scuderia Mario Baruzzi.
Il «pugile poeta»

Allo stesso tempo si era meritato il titolo di «pugile poeta»: per tutta la vita ha scritto versi, pubblicando anche raccolte in rima. Da dilettante vinse il titolo lombardo nel 1959 e nel 1961, mentre nel 1960 conquistò a Genova il prestigioso Guanto d’Oro Storace, torneo equivalente a una cintura tricolore, e nel 1962 esordì anche in Nazionale. Il debutto tra i professionisti, nella categoria dei superwelter, ebbe luogo a Brescia, il 2 aprile 1963, ma non fu fortunato: Gabanetti mise KO l’avversario, Aleardo Urbani, ma il suo colpo fu giudicato irregolare e gli costò la squalifica.
Si rifece un mese più tardi, contro lo stesso Urbani, stavolta fu abbattuto da un gancio indiscutibile: da lì prese il via una rincorsa al titolo italiano di categoria, che si concluse positivamente a Napoli, il 5 aprile 1965, quando sconfisse il quotato beniamino di casa, Ciro Cipriano, per KO all’ottava ripresa. Fu, quello (insieme alla vittoria marsigliese sul fortissimo franco-armeno Andrè Kasbarian), l’apice di una traiettoria da professionista in seguito piuttosto altalenante, terminata nel 1969 con un record di 17 vittorie, 13 sconfitte, 2 pareggi. I funerali di Gianpaolo Gabanetti, che lascia la moglie Elena, si svolgeranno sabato alle 11, nella Chiesa Parrocchiale di Manerbio, partendo dall’abitazione di via Cigole 28, dove è allestita la camera ardente.
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