Da Torino a Milano Cortina, le cerimonie d’apertura dei Giochi invernali

A Torino, il 10 febbraio 2006, allo Stadio Olimpico hanno sfilato il barocco e il futurismo, l’opera e la velocità, la città-fabbrica e la montagna, la neve e il freddo. L’italianità. Sul prato c’erano una scultura ispirata a Boccioni, motociclette rombanti, danzatori meccanici e persino body builder e fiocchi di neve. Insieme, in maniera spettacolare, hanno raccontato in danza, in musica e in performance la tradizione artistica e la vocazione industriale della città dell’automobile.
Era il giorno prima della gara che avrebbe dato il via ai Giochi olimpici invernali di Torino 2006. A vent’anni quasi esatti da quello spettacolo, ecco che l’Italia torna protagonista non solo sportivamente, ma anche coreograficamente, ospitando nuovamente una cerimonia d’apertura: quella delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Per capire l’impatto di uno show di questo tipo, è utile in queste ore ripercorrere le ultime cinque cerimonie d’apertura, da Torino a Pechino, in attesa del grande spettacolo che andrà in scena a San Siro.
Torino 2006
La cerimonia – firmata, fra gli altri, da Filmmaster Events – giocò tutto sulla parola «passione», lo slogan ufficiale dei Giochi. Sin dall’inizio lo Stadio Olimpico venne trasformato in una sorta di officina luminosa: fiocchi di neve stilizzati e proiezioni di ghiaccio scesero sul prato e sulle tribune, mentre il rosso, il bianco e il verde tornavano a intervalli regolari come richiamo costante alla bandiera. C’erano Yoko Ono e le parole legate a «Imagine», c’era il «Vincerò» di Luciano Pavarotti in chiusura, c’era una torcia disegnata da Pininfarina a sancire il legame tra design e sport, c’era Yuri Chechi che batteva una gigantesca incudine, c’era Sophia Loren… Niente sperimentazioni tecnologiche estreme: il cuore della cerimonia fu analogico e il risultato fu uno spettacolo a metà fra un grande show televisivo e una sfilata da stadio.
@olympics A voice for peace that lit up the #Turin2006 Opening Ceremony stage.🕊️ #Olympics #WinterOlympics #MilanoCortina2026 #OpeningCeremony ♬ sonido original - Olympics
Vancouver 2010
Quattro anni dopo, Vancouver portò i Giochi in un grande stadio coperto e mise al centro la narrazione di un Paese costruito su boschi, montagne e mare. La cerimonia indoor al BC Place, il 12 febbraio 2010, mescolò scenografie ad alto impatto, numeri di danza contemporanea, canzoni e riferimenti ai popoli indigeni canadesi, radice del racconto. E non mancarono, come sempre avviene, cantanti canadesi (su tutti, Bryan Adams e Nelly Furtado).
Il braciere fu acceso da Wayne Gretzky, eroe dell’hockey, orgoglio nazionale canadese. Il Canada si raccontò dunque come Paese giovane e inclusivo, e la cerimonia fu spettacolare e futuribile, ma legata alla natura tanto cara al popolo canadese.
@olympics Bryan Adams and Nelly Furtado set the tone for #Vancouver2010 with a powerhouse performance. ✨🎤 #Olympics #WinterOlympics #MilanoCortina2026 #OpeningCeremony ♬ sonido original - Olympics
Sochi 2014
Con Sochi 2014 la cerimonia di apertura diventò un romanzo russo. Perché raccontò il Paese, ma anche per la lunghezza (circa tre ore). Il 7 febbraio, al Fisht Stadium, la Russia costruì uno show di che ripercorse, lettera dopo lettera, un intero alfabeto di simboli: ogni carattere introdusse un pezzo di storia, da Tolstoj all’avanguardia, dalle repubbliche all’era spaziale.
Fu una messa in scena monumentale: isole sospese rappresentarono la vastità del territorio, il Mar Nero venne illuminato da fuochi d’artificio, in campo passarono ballerini classici, cosmonauti, lavoratori e lavoratrici… Nei discorsi ufficiali, lo sport venne definito «ponte di pace», con un appello ad abbassare i toni in un contesto internazionale già teso: la retorica dell’armonia arrivò però in un Paese che, fuori dallo stadio, fece discutere per diritti e politica.
PyeongChang 2018
A PyeongChang, nel 2018, il tema fu dichiarato fin dal titolo: «Peace in motion», pace in movimento. La cerimonia del 9 febbraio si aprì con cinque bambini‑guida che accompagnarono il pubblico in un viaggio tra miti, storia e «miracolo del fiume Han», immagine del riscatto economico sudcoreano.

Il cuore dell’evento, però, fu politico e viene ricordato da un’immagine semplice: Corea del Sud e Corea del Nord sfilarono insieme sotto la bandiera dell’unificazione, portata da due atleti, uno per parte. Sul piano formale la cerimonia alternò coreografie dalla forte impronta pop, uso di luci e proiezioni, grandi numeri corali. Tornarono «Imagine», stavolta intonata in una versione globale, e la colomba della pace disegnata coreograficamente, mentre la pattinatrice Yuna Kim, icona nazionale, accese il braciere sospeso.
Qui la tecnologia ci fu ma non fu protagonista assoluta: la priorità fu la costruzione di un’immagine di dialogo, fragile ma possibile, proprio mentre le tensioni nella penisola coreana restarono tutt’altro che risolte.
Pechino 2022
Con Pechino 2022 la cerimonia di apertura compì il salto nella piena era digitale. Il 4 febbraio, nel «Nido d’uccello» già usato nel 2008, il regista Zhang Yimou costruì uno spettacolo basato su una gigantesca superficie LED di circa 11.600 metri quadrati che simulava il ghiaccio: fu lo schermo del pavimento a trasformarsi, scena dopo scena, grazie a proiezioni 3D, effetti di intelligenza artificiale e motion capture.

Il tema fu «One World, One Family», un mondo, una famiglia: il ghiaccio virtuale venne inciso da 24 raggi laser che riportarono i nomi delle precedenti edizioni invernali, poi si «spaccò» rivelando gli anelli olimpici modellati da un fiume luminoso ispirato alla poesia sul Fiume Giallo. La bandiera cinese passò di mano in mano tra cittadini comuni e rappresentanti dei 56 gruppi etnici, mentre un giovane trombettista suonò «Me and My Motherland»; la sfilata delle nazioni sfruttò placche a forma di fiocchi di neve illuminate con il nome di ogni Paese.
Anche il finale scelse una chiave simbolica: sette tedofori, a rappresentare sei generazioni di sport invernali cinesi, portarono sei torce che confluirono in un grande fiocco di neve‑braciere, con una fiamma relativamente piccola rispetto agli standard spettacolari del passato, presentata come gesto di sostenibilità. Fu l’Olimpiade in piena pandemia: gli spalti furono limitati, lo spettacolo venne pensato soprattutto per la camera, mentre sullo sfondo rimasero le polemiche su diritti umani e diplomazia sportiva.
Milano‑Cortina 2026
All’appuntamento di Milano‑Cortina 2026 spetterà un compito delicato: riportare i Giochi invernali in Italia vent’anni dopo Torino e farlo in un contesto completamente diverso, tra crisi climatica, attenzione ai costi, aspettative altissime su impatto economico e turistico. La cerimonia d’apertura è in programma per il 6 febbraio 2026 a San Siro, con un format inedito che prevede celebrazioni diffuse fra Milano e Cortina.
Il tema annunciato è quello dell’«Armonia»: tra natura e città, arte e innovazione, tradizione e futuro, con l’idea di intrecciare un racconto di Paese che non si fermi alla cartolina alpina. Sono stati anticipati nomi di peso per la parte musicale – fra cui Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli – per dare al rito olimpico un profilo decisamente pop, mentre restano la sfilata delle delegazioni, i protocolli ufficiali, l’accensione del braciere, la durata prevista delle circa tre ore.
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