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Camossi, allenatore di Jacobs: «A febbraio torna in pista»

Redazione Web

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28 nov 2021, 18:47
Marcell Jacobs e il suo allenatore Paolo Camossi - foto © www.giornaledibrescia.it

Marcell Jacobs e il suo allenatore Paolo Camossi - foto © www.giornaledibrescia.it

Quanto tempo deve dormire un giaguaro per correre più veloce al risveglio? Paolo Camossi conosce meglio di chiunque altro Marcell Jacobs. Lo allena, lo ha visto crescere fino all'exploit olimpico di Tokyo, e sa che il "sonno" agonistico dell'uomo più veloce del mondo sta per finire. «La data precisa va definita, ma a febbraio Marcell torna in pista», spiega all'agenzia Ansa Camossi, goriziano, ex lunghista e triplista di successo e olimpico a Sydney, vero mentore tecnico del campione di Desenzano.

«Lo sappiamo, lui ne è perfettamente consapevole: lo aspettano tutti al varco, specialmente gli americani ai Mondiali di Eugene. Ma se prima rincorreva, ora sono gli altri a rincorrere lui», dice con un sorriso sereno Camossi. «E tecnicamente è anche cresciuto rispetto a Tokyo, dove valeva 9"77»

Il calendario è sul tavolo, vicino a quello dei tanti inviti ai quali Jacobs risponde con generosità dalla sua oasi serena all'Acqua Acetosa, in attesa che Usain Bolt replichi al suo per una sfida benefica a rubabandiera.
Intanto, febbraio sarà il mese dei meeting indoor per i 60 metri (Berlino il 4, poi Lievin, Birmingham, Torun tutto a febbraio, in vista dei Mondiali al coperto di Belgrado, dal 18 marzo), per i 100 bisognerà aspettare maggio, Tokyo e Eugene, dove Jacobs andrà a testare la velocissima pista dei mondiali di luglio. Poi ad agosto gli Europei di Berlino.

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Ce n'è di che scuotere le "pigrizie" del suo allievo. «Sì, Marcell è un po' pigro fuori dalla pista: come tutti i velocisti - racconta Camossi - tornado in gara, poi li vedi spesso in ciabatte, che trascinano i piedi... Marco Cardinale, il fisiologo italiano alla base dei successi inglesi a Londra 2012, diceva che l'atleta è come un animale: un giaguaro, in fondo, mette in sonno la sua velocità per la maggior parte del tempo, dorme, si sveglia, punta la preda, la rincorre, se sa di non poterla raggiungere si ferma per non morire, altrimenti corre fino in fondo».

Jacobs continua ad essere al centro dell'attenzione dei media anglosassoni («al Times venuto qui ho ricordato che nell'anno olimpico Marcell era sempre arrivato tra i primi tre: loro hanno scritto esclusivamente del Suv parcheggiato dentro l'impianto...»). Nelle sue sedute di allenamento tra amatori e bambini allo stadio Paolo Rosi ha ricevuto da agosto due visite della Wada per i controlli "out of competition".
E intanto allena i suoi muscoli che Camossi definisce particolari. «Ha una capacità straordinaria di contrarre e decontrarre, e questo gli consente alte frequenze. Negli anni abbiamo lavorato sulla correzione dello schema motorio: la gamba destra a Tokyo era
ancora più lenta della sinistra, che in cinque stagioni avevamo portato al top. Dopo le Olimpiadi - rivela Camossi - ci siamo concentrati sull'altra gamba, e ora sono quasi pari...».

Insomma, Jacobs oggi è anche più forte di quel primo agosto. Difficile che il custode dei segreti tecnici riveli quale tempo ha in mente l'uomo più veloce al mondo, ma la sua convinzione di poter fare meglio del 9"80 di Tokyo pare fondata. «Prima di partire per il Giappone, nella riunione con l'Istituto di scienza dello Sport Coni l'avevo detto: Marcell deve recuperare solo mezzo appoggio: con 45 ed a una frequenza di quattro e sessanta può fare 9"77. Ha recuperato, ma solo un quarto di appoggio - chiude Camossi - e ha vinto in 9"79, poi corretto di un centesimo. Ma con un vento diverso, a un'altura diversa, quel tempo, chissà... si può anche limare. Marcell - conclude Camossi - ha un'altra grande qualità: quel che fa in allenamento, lo riporta in pista. Tanti atleti soffrono la gara, l'avversario: lui, grazie anche al lavoro della mental coach, ha raggiunto una capacità altissima di affrontare l'evento. E tra noi l'equilibrio è perfetto: di solito si vince da soli e si perde in due, con Marcell si vince tutti. Perché lui è uno controcorrente».

Pronto a risvegliarsi dopo il sonno post olimpico.

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