Oro mondiale per Alice Bellandi: «Ora mi manca l’Europeo»

Da un trionfo all’altro. Non importa se è stata oltre dieci mesi lontana dalle competizioni per digerire l’oro olimpico e tuffarsi in una nuova dimensione. Al ritorno sul tatami Alice Bellandi atterra le avversarie, mettendosi al collo l’oro iridato e dimostrando, come già accaduto a Parigi, di essere imbattibile. La judoka di via Cremona è campionessa mondiale dei 78 chilogrammi, sfatando sotto il tetto della Papp László Sportaréna di Budapest il tabù iridato.
Tabù infranto
La ventiseienne delle Fiamme Gialle era stata infatti già due volte sul podio, ma calpestando i gradini più bassi: argento ad Abu Dhabi 2024, bronzo a Doha 2023. La collezione di metalli si completa in terra magiara col colore più prezioso. Non c’è rivale che tenga, Bellandi è un fiume in piena che non si ferma dinanzi ad alcun ostacolo. «Sono venuta qui non pensando minimamente al risultato e alla medaglia. Volevo ritrovare le sensazioni e risentire l’adrenalina. Poi come in ogni gara il resto sta a Dio. Mi ripetevo, non affidarti al discernimento, fidati, soprattutto in finale quando gambe e braccia non rispondevano più. Avevo paura di tornare a casa con l’amaro in bocca come un anno fa».

Finale memorabile
Il battesimo di fuoco è una recita ripetuta a memoria, senza necessità di chiedere consigli al tecnico Antonio Ciano, che seduto ai bordi del quadrato ha ammirato la potenza della sua pupilla. In ordine sono cadute ai piedi della fuoriclasse bresciana la keniota Zeddy Cherotich per ippon, l’ungherese Nikolett Sagi per ippon e la cinese Ma Zhenzhao in rimonta per wazari. Poi in semifinale Bellandi ha superato, con due wazari, la slovena Metka Lobnik, prima di dar vita a una finale memorabile contro la tedesca Anna Monta Olek. Non sono bastati i quattro minuti regolari per assegnare la contesa e nemmeno i quattro supplementari. Il golden score si è protratto per sei minuti prima che l’azzurra potesse portate a compimento la missione.
Resistenza
Bellandi sembrava in controllo con l’avversaria che incorreva in penalità. Poi Alice ha cercato di trarre in errore la rivale, ma Olek è stata brava, non solo a evitare il terzo shido che avrebbe consegnato la vittoria a Bellandi, ma pure a far incappare l’italiana in due penalità. La perfetta parità ha contraddistinto gli infiniti tempi supplementari, dove a prevalere è stata la stanchezza. Quando il cronometro dell’extra time segnava 6’02" Bellandi ha estratto dal cilindro la presa della gloria, uno yuko realizzato neutralizzando un attacco altrui.
Obiettivi
«Ora mi manca il titolo continentale e per vincere un’altra Olimpiade bisogna guardare avanti e non rimanere attaccati al passato. Prima di Parigi ero in una bolla, volontariamente cercata da me per vincere. Ero la stessa di Tokyo ma più matura. Dopo 4 anni il momento non può essere rovinato da emozioni negative». Il primo oro mondiale della carriera di Alice Bellandi è l’ottavo nella storia del judo azzurro (tutti femminili) e il secondo in Ungheria dopo quello di Assunta Scutto nei 48 chilogrammi. Bellandi è la prima azzurra a imporsi nella stagione successiva all’alloro olimpico. E domani cerca il bis a squadre.
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