«Lunga vita ai cani»: si intitola così il articolo scritto da Caterina Soffici e pubblicato sull’edizione odierna del quotidiano La Stampa. La giornalista si riferisce alla promessa di un farmaco sperimentale statunitense di cui ha parlato in un lungo reportage il The Atlantic, dal titolo ancora più ammaliante: «Il tuo prossimo cane potrebbe vivere più a lungo». Quel «più» mette in comparazione i cani di domani con i cani di oggi, che in media (a seconda di diversi fattori, tra cui taglia e alimentazione) sopravvivono 10, 13 anni, 17 al più se consideriamo i cani molto piccoli come i chihuaha, i pomerania o gli Yorkshire terrier.

Il farmaco di cui parlano Soffici e Ross Andersen, autore dell’articolo originale, è stato ideato da Celine Halioua – fondatrice dell’azienda Loyal – e per ora potrebbe allungare di un anno la vita dei cani. La pillola è stata giudicata come efficace dall’Fda, l’agenzia del farmaco statunitense, e mancherebbero pochi passaggi alla messa in vendita. Il costo per chi decidesse di somministrarla al proprio cane sarebbe, a spanne, di mille dollari all’anno.
I risvolti sono diversi e non riguardano solo la longevità degli animali: anche quella umana potrebbe trarne vantaggio, perché alla base della ricerca c’è la volontà di trovare quegli elementi che possano rimettere in sesto le cellule malate o vecchie e abbassare i livelli di insulina che si alzano con l’età. Ciò riguarda tutto il mondo animale, e quindi anche l’essere umano.
La notizia in ogni caso sta suscitando diverse riflessioni: c’è chi è favorevole e chi la ritiene un’esagerazione contro natura. Qui sotto puoi esprimere la tua opinione.



