Wimbledon, tornado Swiatek: ora tutti attendono Jannik contro Carlos

Di sicuro non ci dimenticheremo della finale tra Iga Swiatek e Amanda Anisimova, stravinta dalla polacca, perché punteggi come quello di oggi finiscono sui registri di Wimbledon ogni cinque o sei generazioni. Non accadeva dal 1911, infatti, che l’ultimo atto di uno Slam sull’erba si chiudesse con un doppio 6-0. In quell’occasione fu Dorothea Douglass Chambers a imporsi su Dora Boothby. Classe 1878, la prima grande campionessa del tennis moderno, capace di prendersi sette titoli a Wimbledon tra il 1903 e il 1914, annichilì l’avversaria, più giovane di tre anni e campionessa sullo stesso campo di Worple Road nel 1909. Ben oltre un secolo dopo, Iga Swiatek vince per la prima volta i Championships con due “bagel” e arriva a quota sei in quanto a major conquistati.
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— Wimbledon (@Wimbledon) July 12, 2025
Il pubblico della Centre Court ha partecipato con calore e attenzione a una finale che, nei pronostici della vigilia, si preannunciava equilibrata. Swiatek e Anisimova arrivavano all’ultimo atto con premesse molto diverse. La polacca stava dimostrando di essere finalmente competitiva sulla superficie finora per lei più ostica; l’americana – che aveva superato Aryna Sabalenka in una semifinale durissima – cercava il primo trionfo in carriera a livello major, dopo anni segnati da difficoltà personali e pause prolungate. Il campo, però, ha disatteso le aspettative. Swiatek ha giocato una delle partite più dominanti della sua carriera, travolgendo l’avversaria in 57 minuti.
È stata una prestazione implacabile, costruita su una percentuale altissima di prime in campo e su una superiorità evidente in tutti i fondamentali. I numeri parlano da soli: la ventiquattrenne di Varsavia ha ottenuto il 78% dei punti con la prima di servizio contro il 45% dell’americana. Ancora più impressionante è il dato sui punti conquistati in risposta alla prima di servizio: 74% contro il 28% di Anisimova. A rete, nei colpi da fondo, nelle palle corte e nella gestione degli scambi più lunghi, la numero 1 di fatto del tennis mondiale – anche se ora è numero 4 Wta – ha mostrato una varietà di colpi e un’aggressività lucida che l’hanno resa ingiocabile.

Anisimova ha provato a rimanere nella partita, cercando di appoggiarsi al sostegno convinto del pubblico londinese, chiaramente dalla sua parte. Ma non c’è mai stata reale competizione. La statunitense non è mai riuscita a contenere l’intensità della rivale. Le uniche emozioni positive per lei sono venute dalle calorose e frequenti ovazioni del pubblico, che ha voluto premiarla per il percorso straordinario di queste due settimane.
Swiatek è ora a un passo dal completare il suo personale «Grande Slam in carriera», avendo conquistato quattro titoli sulla terra rossa, uno sul cemento americano e uno sull’erba. Le manca Melbourne, dove è stata fermata due volte in semifinale, nel 2022 e nel febbraio scorso. Quest’anno, questo è il suo primo successo importante, dopo le difficoltà a riprendersi il bastone da marescialla del tennis dovute alla pausa forzata alla fine della stagione scorsa per la vicenda dei controlli antidoping.
Delusione e polemica
La delusione di oggi non ne fermerà la crescita di Anisimova, che lascia Londra da numero 7 Wta. Dopo un inizio di carriera segnato dalla tragica scomparsa del padre nel 2019 e da due lunghi stop, la classe 2001 sta ritagliandosi un nuovo spazio competitivo, dimostrando di poter ambire ai massimi livelli. La vittoria su Sabalenka è il segnale più forte, anche se la finale ha messo in luce il gap da colmare rispetto all’élite assoluta.
Il giorno della finale femminile è passato senza dichiarazioni da parte della Wta o dell’Aeltc riguardo a un episodio drammatico che ha coinvolto il mondo del tennis: la morte di Radhika Yadav, istruttrice e giocatrice indiana di 25 anni, uccisa dal padre perché si era resa economicamente indipendente grazie allo sport. La vicenda avrebbe meritato almeno un momento di riflessione pubblica. Ma, come spesso accade, le questioni esterne al campo, anche se gravi, vengono lasciate ai margini del circuito professionistico, che è di fatto una bolla impermeabile.
L’altra finale
Dal fronte più caldo, quello che vede per ora affrontarsi a distanza Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, nessuna novità. Stamattina i due finalisti si sono allenati sull’area Aorangi su campi adiacenti, con il solito scambio di cortesie formali tra i team. Domani alle 17 italiane il nuovo showdown dopo quello del mese scorso al Roland Garros.
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