Wimbledon, Fognini fa dannare Alcaraz e poi annuncia il probabile ritiro

Gli indizi sono parecchi e convergenti. Gli addetti al desk degli accrediti all’ingresso 5 che mi chiedono se ero a Parigi per la finale di Sinner: «Amazing, isn’t it?». L’allenamento del numero 1 al mondo sui campi dell’Aorangi seguito in religioso silenzio dal gruppone degli inviati di mezzo mondo. Il gigantesco carotaman arancione che accoglie i clienti dei supermercati di Wimbledon Hill Road (come faccia, con 33 gradi all’ombra, l’omino dentro il costume di plastica, proprio non so). Insomma, Jannik è l’atteso protagonista assoluto, con Carlitos Alcaraz, dei centotrentottesimi Championships. Un’attenzione spasmodica e perfino un po’ morbosa.
Perché per nostra fortuna abbiamo tanti altri potenziali primattori. O ex primattori che mostrano tutta la loro qualità e forza. Come Fabio Fognini, classe 1987, alla sua ultima danza sulla Centre Court, contro il campione in carica Alcaraz e senza più giudici di linea a bordo campo. Proprio loro, i bersagli prediletti di una carriera intera: svaniti. Rimpiazzati dalle telecamere e da un sistema digitale che in 0,1 secondi spara il verdetto: «Out!». Inutile contestarlo chiedendo di rivedere il punto d’impatto della palla. Impossibile discutere. Un incubo per chi, come Fabio, nei battibecchi trovava carburante.
Eppure, contro ogni pronostico e logica, il Fogna accende Wimbledon. Vince più punti diretti di Carlitos, sbaglia meno, regala scambi da highlights, tiene viva la partita per quattro ore e mezza e costringe il favorito a sudare ogni singolo set. Alla fine, crolla fisicamente sul 6-1 del quinto, ma esce tra applausi infiniti e con l’abbraccio sincero del numero 2 del mondo.
Il pubblico, inchiodato alle sedie verdi come il prato, si scopre innamorato. La Centre Court applaude l’uomo e il giocatore, il talento che per un decennio ha incarnato il meglio (e talvolta il peggio) del tennis italiano. Finisce in cinque set con passaggi di gioco stellare (7-5 6-7 7-5 2-6 6-1). Alcaraz non smette di elogiarlo e dice: «Non capisco perché smetta, può giocare ancora per anni ai massimi livelli». Fabio lo sa: non si tratta di capire, ma di sentire.
Lo sport, come la vita, dà e toglie, spiega in conferenza stampa. Per questo di fatto annuncia il ritiro: «Non mi sarei mai aspettato tanto rispetto e affetto a Wimbledon. Sarebbe una uscita di scena da ricordare per sempre, con i miei figli Federico e Farah nell’angolo del team con mia moglie Flavia. Sono emozionatissimo, ci penserò un paio di giorni e poi deciderò, da solo». Insomma, questo sarà di sicuro il suo ultimo slam. O addirittura l’ultimo torneo. Anche Pennetta se ne andò alla grande, dopo il trionfo agli Us Open dieci anni fa.

Intanto, lo spirito fogniniano contagia e ispira gli altri azzurri. Berrettini, rientrante dopo un mese e mezzo di sosta per infortunio, prima di cedere lotta da par suo per cinque set contro un tosto polacco. Paolini passa il turno dopo un avvio incerto. Bellucci ottiene la sua prima vittoria a Wimbledon. Darderi vince in cinque set contro un avversario mai domo come il russo Safiullin. Oggi il tennis italiano ha parlato con molte voci. Ma la più sorprendente è stata quella di Fognini. E oggi sentiremo quella di Sinner.
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