Sinner magico, Cobolli valoroso. E Fognini dice addio: «È ufficiale, smetto»
Nella giornata storica dei due italiani nei quarti di finale dei Championships succede un piccolo miracolo: la vittoria di Jannik Sinner e la sconfitta di Flavio Cobolli vengono vissute con la stessa serenità, perché ci parlano di un presente ricco di emozioni e già raccontano qualcosa di bello che sicuramente vivremo. Il numero 1 al mondo raggiunge la semifinale con una prestazione lucida e autorevole contro l’americano Ben Shelton, considerato alla vigilia un osso durissimo. Il punteggio finale, 7‑6 6‑4 6‑4, racconta solo in parte la qualità del match.
Il match
Sulla Court No. 1, il ragazzo di San Candido mostra tutta la sua intelligenza tattica. Preferisce non forzare troppo con il servizio – come confermerà in conferenza stampa: «Ho privilegiato la precisione alla potenza» – limitando i rischi dopo la contusione al gomito rimediata nel match contro Grigor Dimitrov, lunedì. Mette a segno 13 ace e concede solo due palle break, una delle quali annullata con un passante incrociato che fa esplodere il pubblico, ormai ben lontano dal compassato silenzio dei tempi di Fred Perry.
Shelton, come previsto, punta tutto sulla potenza: 16 ace, punte di 233 chilometri orari con la prima, ma troppi errori nei momenti decisivi (ben 29 gratuiti). Il tie-break del primo set, vinto 7-2, spezza l’equilibrio emotivo del match: Sinner mantiene sangue freddo, muove l’avversario con variazioni e slice e legge le traiettorie con l’istinto di chi vive in simbiosi con l’erba. Il secondo set è una dimostrazione, firmata dal sudtirolese, di come le esuberanze dell’avversario possano essere trasformate – da rischi – in vantaggi. Il terzo parziale si chiude con tre match point consecutivi nel decimo gioco, con Sinner alla risposta: i primi due li sciupa, il terzo è quello buono. La stretta di mano con Ben arriva dopo 2 ore e 19 minuti.
Centre Court
Nella Centre Court si scrive un’altra pagina intensa: Flavio Cobolli esce sconfitto dal confronto con Novak Djokovic, ma con onore e con buone ragioni per alimentare l’autostima. Il punteggio finale, 6-7 6-2 7-5 6-4, rende solo parziale giustizia alla prova coraggiosa del giovane romano, all’esordio sul campo più prestigioso del tennis mondiale. Per nulla intimorito, aggredisce Djokovic con colpi profondi e accelerazioni di rovescio che strappano applausi a scena aperta. Serve con percentuali solide (66% di prime in campo), annulla cinque palle break e chiude il primo set con un rovescio lungolinea che lascia immobile il serbo.
Semis!!! ❤️❤️ Forza 💪🏻 @Wimbledon pic.twitter.com/UplBYWvA8f
— Jannik Sinner (@janniksin) July 9, 2025
Nole, però, è Nole: nel secondo set alza il livello, approfittando di un lieve calo fisico e mentale di Cobolli. «È stato brillante nel primo set», dirà più tardi di Flavio. «Mi ha messo sotto pressione con un gran servizio e un atteggiamento molto maturo. Ma poi ho trovato il ritmo e sono riuscito a gestire meglio gli scambi lunghi». Nel terzo parziale, dopo un botta e risposta di break e controbreak, il momento decisivo arriva sul 5 pari: un doppio fallo di Cobolli spalanca la porta all’ex numero 1 ATP, che strappa il servizio e poi chiude a zero.
Nel quarto set, stessa trama: equilibrio e Djokovic chirurgico nei momenti chiave. Anche quando scivola malamente nel game finale, ritrova la lucidità per chiudere senza concedere più nulla. Nonostante la sconfitta, Flavio guadagna rispetto, punti e consapevolezza: esce da Wimbledon da numero 19 del mondo, con l’aria di chi ha tutto per stare stabilmente tra i primi, magari anche tra i Top Ten. «…come mi ha detto Nole alla fine degli scambi», rivelerà.
Il ritiro di Fabio Fognini
Più tardi, Cobolli ringrazia pubblicamente Fabio Fognini, «al quale devo parecchio del fatto di essere qui adesso». In mattinata, infatti, il tennista ligure aveva scelto il Media Theatre di Wimbledon per mettere un punto alla sua carriera. «È ufficiale, saluto tutti», ha detto con pacatezza, dopo una settimana vissuta con la famiglia, tra emozioni, sushi con il figlio e consapevolezze maturate. Con nove titoli ATP, uno Slam in doppio e la finale vinta a Monte Carlo come fiore all’occhiello, Fognini lascia il circuito dopo vent’anni di grandi risultati e di polemiche per ciò che avrebbe potuto ottenere se il carattere non l’avesse talvolta danneggiato.
Una leggenda del tennis italiano.
— Quindici Zero 🎾 (@quindicizero) July 9, 2025
Grazie, Fabio.#Fognini pic.twitter.com/yXAskrRLLX
«Negli ultimi tre anni ho sofferto molto per gli infortuni. Ma ora devo essere onesto: non voglio più tornare su palcoscenici in cui non desidero stare», ha detto, riferendosi a un’eventuale coda di carriera a livello Challenger. Avrebbe voluto chiudere a Monte Carlo nel 2026, dove ha scritto la pagina più luminosa della sua carriera. Ma il suo corpo ha detto basta prima.
La sconfitta per mano di Alcaraz in cinque set, qui a Wimbledon dieci giorni fa, è stata l’ultima grande emozione: «Mi basta quella foto dopo il match. Lì c’erano tutti: mio figlio, mia figlia, mia moglie. I miei genitori purtroppo no, ma va bene così». Ha deciso da solo, come sempre. «Ho parlato con Flavia, lei mi ha detto: “Ok, devi dirlo”». Il suo futuro è ancora da definire. Forse allenatore, forse manager. Di certo papà a tempo pieno, almeno per questa estate. E testimone di un tennis che, con lui, si è fatto teatro, scintilla e talvolta poesia.
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