Si dimettono 10 consiglieri: a Cazzago commissariato il Comune

Forte tensione ieri mattina in municipio. La giunta Mossini è caduta: il viceprefetto Simeone nominato commissario
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CAZZAGO COMMISSARIATO
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Dimissioni in blocco di dieci consiglieri, un intervento disperato da parte del sindaco per convocare un Consiglio comunale con la surroga dei primi 5 consiglieri dimissionari (e restare, forse, in carica) e l’epilogo con il commissariamento del Comune. Commissario è stato nominato dal Prefetto Attilio Visconti, il vice prefetto Stefano Simeone.

È stata una mattinata thrilling quella di ieri a Cazzago San Martino, con la consegna nelle mani del segretario comunale Maria Fazio delle dimissioni di oltre la metà dei componenti del Consiglio comunale, ben dieci: il vicesindaco Maria Teresa Venni, l’ex assessore Flavio Rubaga, Andrea Mometti, Valeria Spada, Claudia Andrea Metelli e Virginio Vecchi per la maggioranza, Patrizia Belli, Silvia Pagnoni e Domenico Pelizzari del gruppo di minoranza «La tua civica in Comune» e Mariateresa Castellini della lista di minoranza «Il paese che vogliamo». Conseguenza: caduta del Consiglio e quindi del sindaco Antonio Mossini.

L’estremo tentativo. Un gesto di sfiducia forte nei confronti del sindaco, che, evidentemente, non è stato accettato da Mossini, visto il conseguente atto d’imperio del primo cittadino nell’Ufficio Protocollo dopo la registrazione dei primi cinque consiglieri dimissionari: la convocazione di una seduta del Consiglio comunale per lunedì 9 novembre alle 20.30 con all’ordine del giorno la surroga dei primi cinque consiglieri protocollati (i quattro delle minoranze e Spada della maggioranza). Un modo per non far decadere il Consiglio (per far decadere l’organo servono le dimissioni di oltre la metà dei consiglieri in maniera contestuale, in questo caso almeno 9) e provare a trovare i numeri per continuare a guidare il Comune. La mossa di Mossini ha scatenato tensioni enormi in municipio, tanto che i consiglieri hanno chiesto l’intervento dei carabinieri. Tuttavia l’atto di Mossini non è stato ritenuto legittimo da parte della Prefettura. Dal Broletto è stato fatto rilevare che a fare fede, da un punto di vista temporale, è la consegna delle dimissioni in blocco al segretario comunale, avvenute prima dell’intervento del sindaco, e non la registrazione al Protocollo. Quindi, Consiglio decaduto e via libera al commissariamento del Comune.

Crisi da tempo latente. Per ora sindaco, vicesindaco e gli altri dimissionari non hanno voluto commentare. Ciò che è certo è che la giornata di ieri ha certificato lo stato di crisi in seno alla maggioranza nato ben prima dell’allontanamento dalla Giunta dell’assessore ai Lavori Pubblici Flavio Rubaga di due settimane fa. Tra i pochi ad esporsi (via social) l’ormai ex assessore alla Cultura Damiano Gandossi: «Sono dispiaciuto e amareggiato. È stato chiesto a tutti, anche al sindaco, di fare il possibile per concludere il mandato, ma qualcosa è andato storto. Personalmente credo che sia stata la revoca dell’assessore Rubaga a "scatenare l’inferno" e causare una serie di episodi che mai mi sarei aspettato di sentire: consiglieri contattati insistentemente, parenti degli stessi chiamati telefonicamente per persuaderli (a non dimettersi ndr) e altri invitati a dimettersi per far posto ai non eletti. Un brutto epilogo causato, a parer mio, dalla perdita di controllo della realtà. È venuta meno la figura di un sindaco capace di coordinare un gruppo eterogeneo».

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