La furia del torrente Trobiolo e le undici vite spezzate nel 1953

Inaugurata l’esposizione alla galleria Mirador di Pisogne: le testimonianze dei sopravvissuti
Foto d’epoca dopo l’alluvione del 9 luglio 1953 a Pisogne
Foto d’epoca dopo l’alluvione del 9 luglio 1953 a Pisogne
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«In miniera c’erano 7 minatori, 4 erano usciti per pranzo e a quell’ora ci fu l’alluvione: nessuno fu mai più ritrovato»: è questa la testimonianza della signora Maria, riguardo all’alluvione del torrente Trobiolo avvenuta il 9 luglio 1953. Sono passati settant’anni, ma di quella tragedia, che si portò via 11 vite, tra cui anche 4 fratellini, Pisogne porta ancora le cicatrici.

Non solo sulla pelle degli anziani, ma anche su quella dei più giovani, che a scuola studiano quei fatti. Ne è testimonianza la mostra «1953-2023. 70 anni dall’alluvione», inaugurata il giorno esatto della ricorrenza, alla galleria Mirador. A volerla, l’Amministrazione comunale e la commissione Biblioteca, con la collaborazione del pisognese Alessandro Romele, che hanno raccolto le testimonianze dei sopravvissuti, frammenti di vita, ricordi e immagini di un evento che ha segnato profondamente la comunità, al punto che ancora oggi gli amministratori sono impegnati ad impedire che fatti simili si ripetano, attraverso opere di prevenzione e di messa in sicurezza. 

L'esposizione

Foto d’epoca dopo l’alluvione del 9 luglio 1953 a Pisogne
Foto d’epoca dopo l’alluvione del 9 luglio 1953 a Pisogne

Nei pannelli e nel documentario sono raccolte le voci «di chi oggi conserva il ricordo di quell’ora funesta in cui il cielo si fece nero e la furia degli elementi si abbatté su Pisogne», oltre alle testimonianze d’epoca, prese dalle testate del tempo, e alle opere in corso sul Trobiolo. «Abbiamo realizzato la mostra perché l’alluvione del ’53 è tra gli eventi che hanno segnato in modo significativo la storia di Pisogne - dice il sindaco Federico Laini -, per conservare le ultime testimonianze, perché il ricordo non vada perso. È un lavoro che dà forti emozioni, il risultato è toccante».

Voci dal tempo

Colpiscono le parole di Innocenza: «Ci salvammo miracolosamente: il tratto di strada, di ferrovia e il ponte sul Trobiolo caddero dalla furia dell’acqua», e quelle sui piccoli scomparsi: «Purtroppo i tre ragazzi non furono più trovati. Il padre si arrampicò su una pianta, ma la bambina che stringeva in braccio gli fu strappata via. Lui si salvò». L’area su cui sorge parte dell’abitato pisognese è classificata tuttora a rischio idrogeologico molto elevato, con possibilità che si sviluppino dissesti importanti, che potrebbero colpire di nuovo il paese.

In questi mesi, sul Trobiolo, sono in fase di completamento le opere per la mitigazione del rischio all’apice del conoide, con interventi per intercettare eventuali nuove colate e per riattivare il monitoraggio della frana, oltre a uno studio idrogeologico di tutta la valle del Trobiolo. 

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