La verità arriva dodici anni dopo lo schianto mortale in auto. Con la Cassazione che negli ultimi 24 mesi ha prima disposto un nuovo processo in Corte d'appello, annullando la sentenza precedente, e ora ha messo la parola fine sul caso dell'incidente avvenuto nel 2009 lungo la strada che da Palazzolo porta a Cologne.
È l'alba del 14 aprile quando Domenico Maiorano, 45 anni, muore sul sedile posteriore di un'auto, di sua proprietà, che si schianta contro un palo della luce dopo essere uscita da una rotonda. Le Forze dell'ordine quando arrivano trovano solo il morto a bordo della vettura che risulterà tra l'altro rubata. Alcuni testimoni racconteranno che al volante c'era Andrea Pedersoli, oggi 38 anni, di Lovere, scappato dopo lo schianto così come un altro passeggero. Sul volante non ci sono le sue impronte digitali e nemmeno quelle dell’altro superstite che abitava in un campo nomadi dove vennero trovati il telefono cellulare e l’orologio della vittima. I due si rimpallano la responsabilità su chi fosse alla guida dell’auto al momento dell’incidente, ma alla fine Pedersoli, all’epoca sottoposto alla misura di sorveglianza speciale, viene condannato in primo e secondo grado.




