«A otto anni passavo il mio tempo leggendo la guida di Ms-dos di Windows. Poi ho iniziato ad interessarmi alla cultura dell’hacking, ma non tanto per riuscire a violare i computer o sistemi operativi, piuttosto facendo mio il manifesto hacker, cioè non fermarsi davanti alle apparenze, smontare le cose e andare a fondo di quello che ti piace».
Mattia Coffetti, 35 anni da Rodengo Saiano analista nel campo della cybersicurezza, parte da qui per spiegare perché quattro anni fa ha deciso di impiantare alcuni microchip sul dorso delle sue mani. Oggi ne ha cinque e li usa per pagare al supermercato oppure loggarsi al computer: due sulla mano destra, uno tra indice e pollice che utilizza come password per sbloccare pannelli di amministrazione di siti e aprire porte o serrande e un altro sul dorso con i dati bancari, quelli medici e della carta d’identità; sulla mano sinistra ne ha impiantati invece tre: un led che se avvicinato a una sorgente elettrica si illumina; un microchip che utilizza per pagare la spesa al supermercato e infine un magnete che attrae i metalli, per esempio, le viti.



