Cinque microchip sotto pelle: così Mattia paga, naviga e stupisce

Il 35enne di Rodengo se li è fatti installare nelle mani. Il suo sogno: curare così malattie neurodegenerative
Loading video...
MATTIA, IL FUTURO NELLE MANI
AA

«A otto anni passavo il mio tempo leggendo la guida di Ms-dos di Windows. Poi ho iniziato ad interessarmi alla cultura dell’hacking, ma non tanto per riuscire a violare i computer o sistemi operativi, piuttosto facendo mio il manifesto hacker, cioè non fermarsi davanti alle apparenze, smontare le cose e andare a fondo di quello che ti piace».

Mattia Coffetti, 35 anni da Rodengo Saiano analista nel campo della cybersicurezza, parte da qui per spiegare perché quattro anni fa ha deciso di impiantare alcuni microchip sul dorso delle sue mani. Oggi ne ha cinque e li usa per pagare al supermercato oppure loggarsi al computer: due sulla mano destra, uno tra indice e pollice che utilizza come password per sbloccare pannelli di amministrazione di siti e aprire porte o serrande e un altro sul dorso con i dati bancari, quelli medici e della carta d’identità; sulla mano sinistra ne ha impiantati invece tre: un led che se avvicinato a una sorgente elettrica si illumina; un microchip che utilizza per pagare la spesa al supermercato e infine un magnete che attrae i metalli, per esempio, le viti.

Nelle mani i microchip per pagare la spesa - © www.giornaledibrescia.it
Nelle mani i microchip per pagare la spesa - © www.giornaledibrescia.it

«Con questo microchip – afferma Mattia – ho anche smentito i no vax che parlano del magnetismo che si verrebbe a creare nella zona dove veniva iniettato il vaccino. Ho visto con i miei occhi persone provare ad attrarre oggetti per dimostrare questa tesi e ho testato le loro reazioni usando la calamita che ho impiantato nella mia mano».

Gli usi dei microchip impiantati sottopelle - Ansa Andrea Fasani © www.giornaledibrescia.it
Gli usi dei microchip impiantati sottopelle - Ansa Andrea Fasani © www.giornaledibrescia.it

Conquiste

Si sente un pioniere Mattia, convinto che quello che per lui è nato come un gioco e si è sviluppato in cose che rimangono «semplici» - pagare la spesa utilizzando come contactless il microchip istallato sulla mano - possa portare un giorno a scoperte più importanti. «Mio nonno ha avuto l’Alzheimer – rivela – e mi piacerebbe che si potessero curare certe malattie mappando il nostro cervello». Mattia ha scoperto l’uso dei microchip sottocutanei curiosando su internet, dove si è appassionato ad argomenti come il biohacking e si è avvicinato al Transumanesimo, il movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive.

In rete ha trovato gruppi di persone che cominciavano a creare dei microchip inseribili sotto pelle con diverse caratteristiche e funzionalità. Oggi si possono acquistare direttamente sul web a prezzi contenuti, che vanno dagli 80 ai 200 euro, e vengono impiantati in appositi centri autorizzati che collaborano con le aziende che li vendono. I genitori di Mattia all’inizio non l’hanno presa bene. «Poi hanno capito – conclude – soprattutto quando gli ho spiegato che da qui si può aprire un mondo: la mappatura del cervello tramite chip per curare malattie neurodegenerative». 

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato