«Pranzavamo alla stessa ora di sempre, con un occhio buttato sui campi, dalla solita finestra. Quando abbiamo visto quell’automobile sfrecciare radente il granoturco, io ho pensato che a bordo ci fosse una coppietta clandestina. Magari con i minuti contati, costretta a farsi bastare una pausa pranzo. Mia moglie a qualche furbetto del cassonetto. Di quelli che ogni tanto passano di qui per lasciare i loro rifiuti nei campi altrui. Ha idea di quanti lo facciano?».
Fumo e fiamme
Pochi istanti dopo moglie e marito, gli unici testimoni oculari del giallo di Cologne, hanno dovuto ricredersi. «Dall’angolo dietro il quale la macchina è sparita - ci racconta lui - sono salite prima una colonna di fumo giallognolo, poi fiamme, poi una nube nera. Troppo nera per essere fuoco di campagna, di sterpaglia, di rovi. Abbiamo capito che qualcosa non tornava». Troppo strano per starsene lì, fermi in cucina. Tanto più per decidere di far finta di niente. «Ho deciso di chiamare il proprietario del campo dal quale saliva il fumo - prosegue l’uomo, indicando l’area interessata dalle fiamme -. Quando ho capito che lui non ne sapeva nulla, che non stava bruciando rami o fogliame, ho deciso di andare a vedere di persona».




