«Si sa quando si inizia, ma non quando si finisce»

Ogni giorno la casella di posta elettronica di noi docenti inseriti nelle graduatorie interne degli istituti si riempie di convocazioni collettive. Arriva una mail dalle segreterie con intestazione e informazioni sul rapporto di lavoro richiesto. Lo stessa avveniva anche gli anni scorsi, ma la particolarità di quest’anno è che la quasi totalità delle richieste è di contratti «fino ad avente diritto».
Ciò significa, in poche parole, che si sa quando si entra in servizio (entro 24-48 ore), ma non si sa quando il contratto terminerà. O meglio, si sa che al massimo si lavorerà fino a dicembre, tant’è che alcune scuole già scrivono nelle convocazioni che il termine sarà alla metà o alla fine di quel mese.
Nella nostra provincia stanno chiamando un po’ da tutte le zone: dalla città alle valli, fino alla Bassa, con problemi maggiori nelle scuole medie (o superiori) di paesi che sono più ardui da raggiungere coi trasporti.
In qualità di docente di Lettere nella scuola secondaria, sono riuscito ad ottenere un ampio spezzone orario (quindi non una cattedra completa, ma quasi) in un istituto della provincia tramite la chiamata delle Gps (graduatorie provinciali di supplenza), ma moltissimi miei colleghi che gli scorsi anni hanno sempre lavorato - anche docenti con molti anni di servizio alle spalle - sono rimasti ancora senza lavoro. E il motivo principale è che tutte le chiamate che le scuole stanno effettuando in questi giorni sono relative proprio a quei contratti che dureranno forse tre mesi. Troppo pochi per pagarsi un affitto e le spese domestiche.
E questo per chi ha la fortuna di avere un contratto di locazione; gli insegnanti che vengono dal Sud, invece, non accettano anche per la difficoltà di trovare stanze o appartamenti in affitto per soli tre mesi, peraltro in tempi rapidi.
Le cattedre «fino ad avente diritto» sono tali poiché accantonate a inizio anno e dedicate ai (bravi) fortunati che risulteranno vincitori dell’ultimo concorso Pnrr (seppur non abilitante) che si è appena concluso. In sostanza, una volta che i docenti vincitori - tra i quali credo, anzi spero, di rientrare - saranno sistemati, i supplenti di pochi mesi saranno lasciati a casa. Ma la cosa che fa più male, in tutto questo, è che pare che a nessuno (o forse solo a pochi) importi davvero degli studenti, i quali potrebbero cominciare le lezioni senza insegnante, trovare un professore per tre mesi per poi vederselo cambiato tra dicembre e gennaio.
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