Maturità, lo stress è come il sale: va regolato, non eliminato

L’esame «di maturità», adesso si chiama «esame di Stato», ma resta una delle prove più impegnative della vita che si ricorderà sempre. Un esame importante perché verifica delle competenze raggiunte, ma più di tutto un rito di passaggio che segna un cambiamento di stato sociale, culturale e psicologico e dà prova del livello di maturità raggiunto.
C’è ovviamente La Paura Dell’esame E Dell’esaminatore Che Giudica, ma più di tutto domina l’angoscia di fallire deludendo se stessi e gli altri, a partire dai genitori. L’ansia, entro certi limiti, è normale e riguarda, come in questo caso, il confronto con le proprie responsabilità e la dimostrazione dell’impegno profuso nello studio. Ma anche quando la coscienza è a posto, a livello profondo scatta qualcosa che ha a che fare con la conclusione di un ciclo della vita, l’adolescenza, e le sue relazioni per diventare individui autonomi.
Un passaggio delicato per ogni generazione, ma forse oggi più complesso visto il tempo della competitività esasperata e il desiderio di perfezione che gli adulti trasmettono. Manca di fatto lo spazio per la riflessione e per l’ascolto dei propri stati emotivi e il riconoscimento dei limiti individuali.
Qualche suggerimento allora, potrebbe servire ai maturandi. Direi loro prima di tutto di accettare che questa prova impegnativa sia l’occasione per un confronto leale con se stessi. In secondo luogo eviterei l’illusione di eliminare lo stress dell’esame con lunghe ore di studio notturno. Non è proprio il caso, perché non funziona. Lo stress a dosi contenute, infatti, serve perché «è il sale della vita» diceva il biologo Hans Selye. Ma come il sale, però, è bene ricordare che va regolato in quantità, non eliminato!
Ribadisco che ora non è più il tempo dello studio ma del ripasso. E c’è anche bisogno di svago, di musica e di regolare sonno notturno. Se si conoscono tecniche di rilassamento, meglio usarle. E nei momenti di grande tensione, aiutano gli esercizi di respirazione lenta e profonda con attenzione all’atto respiratorio.
Prima degli orali può servire immaginare la scena dell’interrogazione, l’ambiente, il volto degli insegnanti. Le immagini di quello che dobbiamo affrontare ci aiutano, anche se poi la realtà sarà altro.
Agli orali invito a non rispondere in fretta e d’impulso. Suggerisco prima qualche respiro profondo per trovare la calma e organizzare la propria risposta. Nel caso in cui ci si senta molto agitati aiuta anche dirlo all’esaminatore, perché il manifestare apertamente ciò che si prova serve per creare un clima adeguato e anche più favorevole. In bocca al lupo!
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