La scuola «Senza zaino» di Leno conquista l’Australia

Contrariamente alle bugie, che hanno le gambe corte, le verità galoppano, arrivando in ogni dove. Così capita che, dopo aver attraversato l’Atlantico ed essere approdata negli States, la voce che alcune scuole italiane, tra cui l’istituto comprensivo di Leno, praticano il metodo «Senza zaino», attraversi il Pacifico e arrivi in Australia. Capita anche che dall’altra parte del mondo siano stuzzicati da questa esperienza didattica al punto da invitare gli italiani a spiegare come funziona.
Il viaggio
Dall’8 al 14 febbraio, Vanda Mainardi, dirigente dell’Ic Leno, è stata in Australia, all’università di Melbourne (14ª del ranking internazionale), al convegno «Redefining education: purpose and possibility» organizzato da International congress for school effectiveness and improvement. La dirigente è arrivata dall’altra parte del Mondo con Marco Orsi, ideatore del metodo, e 2 dirigenti di scuole italiane che lo praticano, Salvatore Lentini e Adriana Colloca.
«Lentini ed io – spiega Mainardi – abbiamo raccontato le nostre esperienze sottolineando l’importanza di integrare le scuole con le loro comunità locali per costruire reti di supporto che migliorino i risultati educativi e il benessere sociale».
Apprendimento cooperativo e diffuso

«Abbiamo parlato anche degli ambienti innovativi ispirati ai principi dell’apprendimento cooperativo e diffuso: ambienti che privilegiano l’autonomia, la responsabilità, la comunità, l’ospitalità e l’educazione alla cittadinanza attiva. Insomma: un approccio olistico all’istruzione, progettato per coltivare non solo le competenze accademiche, ma anche lo sviluppo sociale ed emotivo degli studenti. Ci siamo confrontati con personaggi del calibro di Linda Darling Hammond, famosa studiosa americana di questioni educative, e Gert Biesta professore di filosofia dell’educazione a Glasgow e abbiamo visitato scuole di tutti i tipi ricevendo molti insegnamenti».
Soddisfazione
«Sono orgogliosa – chiude la dirigente – di aver metaforicamente portato un po’ di scuola bresciana a Melbourne, e soprattutto sono contenta di come il "Senza zaino" sia piaciuto e apprezzato». Mainardi, però, sottolinea che «in Australia sono rimasti sconvolti quando hanno saputo che il viaggio è stato fatto a nostre spese: non comprendono perché lo Stato non sostenga esperienze del genere». Forse perché, anche nella scuola, nessuno è profeta in patria.
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