Scuola

Le catene della mente e del cuore

Penso di poter affermare che sicuramente tantissime persone, malgrado abbiano girato il pianeta, siano chiave delle proprie prigioni interiori.

Queste barriere o prigioni sono comunque imposte da un contesto storico, religioso, geografico, sociale o più semplicemente dettate dalla propria cultura che, come di consueto avviene, pretende di essere superiore alle altre culture.
Purtroppo tutto ciò eleva dentro di noi delle barriere che non ci consentono di aprire la nostra mente verso altri popoli, magari diversi da noi. La tolleranza, infatti, penso sia emersa solo negli ultimi duecento anni, visto che prima di allora il contatto tra civiltà diverse ha sempre e solo causato guerre e distruzione. Il tipo di prigione mentale che più si è evidenziata nel corso dei secoli è stata l'avida sete di potere e ricchezza nel cui nome sono state annientate intere civiltà.
Un altro tipo di prigione che ha condizionato la vita al tal punto che è inevitabile crearsi delle barriere o delle prigioni interne.

A tutto ciò che credo contribuisca fondamentalmente la società in cui viviamo che propone, o meglio impone, valori e modelli comportamentali, sia come stile di vita che come interazione tra le persone. Questo automaticamente pone dei limiti che a volte diventano invalicabili perché se cresciamo in un luogo dove vi sono dei pregiudizi di qualsiasi tipo, razziali, religiosi, sessuali, è difficile poi che un soggetto sviluppi un pensiero differente da quello che gli è stato impresso.

Viaggiare fa molto bene all'essere umano perché apre la mente, sempre che lo si faccia con la mente predisposta ad essere aperta; può aiutare a liberarsi dai pregiudizi, a conoscere nuovi paesi e culture, a capire finalmente che l'uomo è solo, indipendentemente dal colore della pelle o dalla razza.

Certamente le prigioni che ci creiamo interiormente sono le più difficili da abbattere, dovremmo prima imparare a riconoscerle, a individuarle, ma non è semplice. Spesso non ci rendiamo conto o semplicemente non le vogliamo esaminare a fondo, cosa non facile e comunque molto faticosa.
Non vedo molte soluzioni a riguardo: se non si è consapevoli di queste prigioni che ci attanagliano, non si può liberarsene, se invece si è consci, si può imparare a conviverci cercando di modificarne gli aspetti più negativi della questione.
Credo che la psiche umana sia molto complicata ed elaborata, ma sarebbe positivo che ognuno fosse consapevole delle proprie prigioni in modo da poterle gestire.
Laura Zuffada – Ist. Fortuny – Classe III ind. Moda

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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