Scuola

I maestri del futuro a Brescia: «È un lavoro che ti dà molto»

Ieri, al test per entrare a Scienze della formazione in Cattolica, si sono presentati in 390 per 250 posti: «A spingerci è la passione»
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

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La passione dei futuri maestri

Non sono spaventati dagli stipendi più bassi dell’Ocse, come ha sancito il rapporto Education at a Glance 2024, o dal rapporto, negli anni sempre più difficile, con i genitori. Su tutto vince la passione per il mondo dell’infanzia. Così, chiacchierando con i partecipanti al test di ammissione per Scienze della formazione primaria dell’Università Cattolica, emerge la «meglio gioventù» (anche se non c’erano solo studenti freschi di maturità) che ti fa pensare al futuro in modo positivo.

I racconti

«Dopo la triennale in Scienze dell’educazione ho iniziato a fare le supplenze alla primaria - racconta Sara, 24 anni di Mantova -, ma voglio diventare di ruolo. Mi piace tantissimo il rapporto con i bambini, è bellissimo». Alessandra, 19enne che arriva da Castel Goffredo, aggiunge: «I bimbi ti danno gioia e quando sei con loro dimentichi quello che c’è fuori»; «Mi spinge la passione - dice Giada, 19 anni di Asola -, voglio insegnare i valori che hanno insegnato anche a me».

La giornata

In 390 per il test di Scienze della formazione primaria
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In 390 per il test di Scienze della formazione primaria

Ieri a Brixia Expo si sono presentati in 390 per 250 posti disponibili per il primo anno, 7 per il secondo e 28 per il terzo. Gli iscritti sognano di diventare maestri, alcuni già lavorano nella scuola, altri la vedono come un traguardo da raggiungere. Alle 11 in punto, come da programma, sono iniziate le procedure propedeutiche; poi il test vero e proprio: 80 domande (40 di competenza linguistica e ragionamento, 20 di cultura letteraria, storico-sociale e geografica e 20 di area matematico-scientifica) alle quali rispondere in massimo 150 minuti (70 minuti il tempo minimo).

I candidati, convocati alle 9.30 e alle 10.30 per facilitare le operazioni di riconoscimento e di accompagnamento al posto assegnato, hanno trovato sul tavolo il test, la busta nella quale sono stati assicurati i dati personali, i codici a barre da applicare alla prova, un pennarello e una bottiglia d’acqua. I test erano randomizzati, le domande, quindi, erano uguali per tutti, ma non nella stessa posizione, così da evitare la copiatura tra vicini di banco.

Punteggi e graduatoria

«È un test che saggia le maggiori aree contenutistiche - spiega Katia Montalbetti, professoressa ordinaria di pedagogia sperimentale -, in funzione del punteggio ottenuto sarà costruita una graduatoria e, sulla base dei posti disponibili, verranno chiamati».

Nulla è perduto, però, per chi non entra: chi viene dichiarato idoneo, ma non viene ammesso per mancanza di posti, può sperare di essere chiamato nel caso qualcuno rinunci al posto; chi, invece, non centra l’obiettivo «può riprovare l’anno successivo e, nel frattempo - come spiega Paolo Trotti, responsabile accademico della didattica della sede di Brescia -, percorrere diverse strade: noi cerchiamo innanzitutto di capire quale sia il loro progetto di vita e orientarli. Ci sono ragazzi che, aspettando di rifare il test, si iscrivono a Scienze dell’educazione cercando di entrare al secondo anno di Scienze dell’educazione, altri, invece, scelgono percorsi diversi per insegnare, come Lettere o Lingue. Non mancano, però, coloro che scelgono Psicologia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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