Scuola

Dal Pastori a Santa Luzia per un'Oasi di futuro

Due studentesse dell'istituto agrario sono state un mese in una scuola del Parà per studiare le possibilità di impiego dell'«açaì», una coltivazione locale, nell'industria italiana ed europea degli integratori. «Un'esperienza che rifaremmo mille volte» dicono.

Un viaggio formativo nei Paesi del Sud del mondo, alla scoperta di un'altra realtà non solo agricola. Per conoscere un'«oasi» diversa dalla propria. Prosegue all'istituto tecnico agrario Giuseppe Pastori il Progetto Oasi, con i suoi viaggi dedicati agli studenti delle classi quarte propedeutici all'elaborazione di progetti di sviluppo agricolo.
Agricoltura e solidarietà
L'iniziativa, espressione di solidarietà con i Paesi del Sud dove l'agricoltura è indispensabile per il miglioramento delle condizioni di vita, è nata nel 1996/97 e ha coinvolto da allora 55 allievi e 30 Comuni, portando alla stesura di 30 progetti. Il nome è simbolico: l'oasi è il luogo del deserto dove grazie alla coltivazione dell'uomo è garantita la sopravvivenza ma la scuola stessa è in un certo senso un'oasi per gli allievi. «Il Pastori coordina l'attività di progettazione mentre il sostegno finanziario proviene dai Comuni di residenza degli studenti - spiega Giuseppe Prati, docente referente del progetto -. Gli elaborati realizzati dopo il viaggio sono presentati dai ragazzi all'esame di Stato e i progetti vengono poi consegnati ai rispettivi Comuni».
Destinazione Brasile
Negli ultimi due anni il Progetto Oasi guarda al Brasile. Tra giugno e luglio dell'estate 2009 Giulia Beccalossi e Carlotta Maggiolo hanno partecipato a uno stage nella scuola rurale di Santa Luzia, nel Parà, per raccogliere dati sulle coltivazioni della zona, con l'obiettivo in particolare di studiare la possibilità di utilizzo dell'«açaì» nelle industrie europee e italiane come integratore alimentare. Giulia e Carlotta hanno inoltre fatto tappa nel mese di permanenza in Brasile a Fortaleza, dove Associazione Lieta porta avanti un progetto di istruzione, a Belem (capitale del Parà) e in alcune comunità autonome dal punto di vista produttivo. «Ripeterei mille altre volte il viaggio e consiglio agli altri studenti di vivere quest'esperienza - afferma Giulia -. Mi ha permesso di crescere, di capire come la mia realtà sia soltanto un granello di sabbia rispetto alle altre nel mondo». «È stata un'esperienza intensa - le fa eco Carlotta -. La popolazione è stata con noi molto ospitale e abbiamo appurato come la cultura brasiliana sia in alcuni elementi simile alla nostra». «Oasi» vedrà protagonisti la prossima estate Giuseppe Consoli ed Elia Cammarata.
A Belem potranno partecipare alle attività di una scuola e una cooperativa agricola (Coomar) operanti all'interno di un progetto di sviluppo rurale seguito dallo Svi.

Chiara Corti

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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