Cosa c’è in mensa? I pannelli «parlanti» rispondono agli studenti

Non sono i consueti menù cartacei ad accompagnare da oggi i pasti nelle mense scolastiche delle scuole materne ed elementari di Rezzato, ma 18 grandi pannelli «parlanti». A raccontare i piatti del giorno, dal lunedì al venerdì, non ci sono solo parole, ma anche immagini e simboli: disegni chiari e rappresentativi realizzati secondo il linguaggio inclusivo della Comunicazione aumentativa alternativa, la Caa.
Si tratta di uno strumento prezioso, pensato per rendere la lettura accessibile anche a chi vive difficoltà complesse nella comunicazione e nella comprensione. L’esperienza segna anche un primato: l’Istituto comprensivo di Rezzato è infatti il primo in Italia, tra i 42 aderenti alla rete di scuole comuniCAAre, di cui Rezzato è capofila, a introdurre questo tipo di supporto nelle mense.
Alla base dell’iniziativa c’è un percorso didattico che ha visto protagonisti gli alunni della prima C della scuola media Perlasca, impegnati anche a presentare i pannelli ai compagni più piccoli. Dopo due lezioni introduttive sulla Caa, gli studenti hanno approfondito strumenti, finalità e potenzialità di questo approccio comunicativo, imparando a usare il software Widgit Online per la traduzione simbolica. Poi il passaggio alla pratica, con la progettazione e la realizzazione dei menù in simboli destinati alle mense scolastiche dei plessi di Rezzato.
Il progetto è stato seguito dalle docenti Laura Lesi e Federica Gnali, insieme a Francesca Drogo, referente del progetto In PratiCAA, inserito in una visione più ampia che mette al centro l’accessibilità e il diritto di tutti a comprendere e comunicare, e della rete comuniCAAre, con il supporto dei docenti della commissione Disabilità e Bes.
Il team
La collaborazione ha coinvolto, oltre all’Istituto comprensivo di Rezzato, anche il Comune e la cooperativa La Nuvola nel sacco, che ha sostenuto economicamente l’iniziativa. Fondamentale anche il contributo degli educatori e degli utenti del Cdd Natale Elli, impegnati nella preparazione dei kit simbolici destinati alle scuole, in un ulteriore esempio di partecipazione attiva e inclusiva.
L’esperienza della prima C si presenta così come un modello di didattica inclusiva e partecipata: gli studenti non solo imparano nuovi strumenti, ma diventano a loro volta facilitatori della comunicazione, accompagnando i più piccoli in un percorso di condivisione e crescita attraverso attività di peer to peer. A sottolinearlo, insieme alle docenti responsabili, sono stati la vicesindaca Elena Zanardelli, la consigliera comunale Gabriella Marchina, delegata alle Politiche inclusive, Paola Olivares della cooperativa La Nuvola nel sacco e il dirigente scolastico Alessandro Demaria, presenti alla consegna dei pannelli.
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