Parliamo d’amore (ma non sempre ci capiamo)

Slavica Sopova
Esistono linguaggi diversi per comunicare il proprio sentimento: quanto è importante per il benessere della relazione conoscere il proprio e quello del nostro partner
Imparare il linguaggio d'amore del partner è come apprendere una nuova lingua
Imparare il linguaggio d'amore del partner è come apprendere una nuova lingua
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Asia sta discutendo con il partner. «Dimmi la verità. Tu non mi ami». Confuso, lui, si ferma a guardarla senza rispondere. Matteo le prepara la colazione la mattina, le toglie i pomodori (che lei tanto odia) dai panini, non dimentica mai un compleanno, quando le si rompe la macchina, lui c’è, pronto ad aiutarla. Poi lei aggiunge: «O almeno, non me lo dici mai». Matteo, esitando dice: «Stiamo insieme da tre anni e hai ancora dubbi? Ti dimostro il mio amore, ogni giorno».

Ma quindi chi è che sbaglia? Semplice, nessuno. Il problema è che parlano due lingue diverse.

Il linguaggio dell’amore

Il concetto di love language è stato introdotto dallo scrittore Gary Chapman nel libro «The 5 Love Languages» pubblicato nel 1992e diventanto nel corso degli anni un bestseller. Un classico che ancora oggi può essere un utile strumento per prendere maggiore consapevolezza di quale sia il proprio modo di «funzionare» in amore.

La teoria di Chapman nasce dall’osservazione che lui stesso fece seguendo coppie in terapia: notò, infatti, che la maggior parte dei problemi relazionali non derivavano dalla mancanza di amore, ma da una difficoltà nel riconoscerlo quando veniva comunicato in modo diverso da come lo comunicherebbe l’altra persona.

Ma quindi che cos’è il love language? La traduzione letterale è «linguaggio dell’amore» e l’idea è che ognuno di noi esprima e riceva amore in modi diversi. E che i problemi inizino quando questi modi non sono compatibili tra di loro.

Chapman individua cinque linguaggi principali: 

  • Contatto fisico: può sembrare una cosa esclusivamente sessuale, e che in certi casi può esserlo, ma la maggior parte delle volte include tutte le forme di contatto fisico come baci, carezze, abbracci.
  • Parole di affermazione: comprende tutte le espressioni verbali di affetto e apprezzamento. È il linguaggio preferito di chi adora sentirsi rassicurato sempre, e in questo caso, anche quello di Asia.
  • Tempo di qualità: il linguaggio che include momenti di totale attenzione da parte del partner, senza distrazioni. Si intendono: conversazioni profonde, eventi organizzati, o semplicemente passare del tempo insieme.
  • Atti di servizio: fatti e non parole. Fare qualcosa di utile per l'altra persona, come svolgere le faccende domestiche, cucinare un pasto, o aggiustare la macchina come fa Matteo quando Asia ha bisogno di aiuto.
  • Fare/ricevere doni: può sembrare un po’ materialista ma c’è chi adora fare e ricevere doni, probabilmente per l’attenzione e la cura che stanno dietro al gesto.

Tradurre l’amore

Il problema principale dei linguaggi dell’amore è di non sentirsi compresi, di non riuscire a sentirsi amati. E quando non ci sentiamo amati, spesso iniziamo a dubitare. Eppure, può succedere che entrambe le persone si stiano impegnando allo stesso modo, solo in modi non immediatamente comprensibili per l’altro. Ma l’amore è comunicazione, non di certo telepatia e amare qualcuno significa anche imparare la sua lingua. Anche se non è la stessa che si parla. Questo implica uno sforzo e lanciarsi in conversazioni di cui, magari, non si padroneggia perfettamente la lingua, per rimanere in metafora. Quindi fare complimenti, se il partner ne ha bisogno. Lavare i piatti, per lasciar riposare l’altro. Dire «ti amo» anche se ti fa strano dirlo. Organizzare una cena, per dedicare tempo alla coppia. Forse è così che si può partire. Dal trovare qualcuno che sia disposto a imparare e ad insegnarti il proprio linguaggio dell’amore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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