Pandemia e guerra: la gravidanza ai tempi dello stress

Prima la pandemia, solo ufficialmente finita. Poi, la guerra, con il suo carico di dolore e di incertezze economiche per il futuro. È possibile, in questo contesto, vivere una gravidanza serena? I nove mesi di gestazione portano con sè emozioni spesso difficili da elaborare. Tra le preoccupazioni, la paura per la salute del nascituro, ma anche di non essere all’altezza del nuovo compito. Cui si aggiungono i timori per scenari di guerra che potrebbero pericolosamente sfuggire di mano.
In questo quadro l’Asm, l’Associazione italiana per lo studio delle malformaziomi, ha stilato il «Decalogo per una maternità serena» diffuso in occasione della Festa della mamma che si è celebrata ieri. «Nei nove mesi di gestazione è importante imparare ad accettare i numerosi, anche se naturali, imprevisti che possono comparire per riuscire ad arginare, almeno in parte, quelli dell’ambiente che ci circonda. Il cortisolo, infatti, è stato complessivamente indicato come il principale mediatore del trasferimento dello stress materno al feto» scrivono i medici dell’Associazione.
Le informazioni
Il decalogo è un progetto di divulgazione medica messo a punto da specialisti e finalizzato a fornire alla donna in gravidanza un agile compendio di informazioni di base per vivere questo periodo nel modo più sicuro possibile. Tra i consigli proposti, anche una serie di esami per tenere sotto controllo lo stato di salute, con particolare attenzione verso eventuali infezioni che rappresentano, ancora oggi, un grave pericolo per il bambino. Attraverso esami del sangue, si può verificare la presenza o meno di anticorpi contro diverse malattie infettive, come la toxoplasmosi, la rosolia o il Citomegalovirus.
La ricerca
In uno studio pubblicato in gennaio sulla rivista «Biological Psychiatry» e condotto da ricercatori dell’Università di Cincinnati, Stati Uniti, è stato ulteriormente dimostrato che lo stress in gravidanza fa male certamente alla futura mamma, ma anche, e soprattutto, alla salute del bambino. In particolare, è emerso che i fattori psicosociali che provocano stress (come mancanza di aiuto da parte della famiglia, solitudine, problemi matrimoniali o un lutto) possono far mutare il Dna mitocondriale del bambino, aprendo così la strada al possibile sviluppo di malattie. Per la loro ricerca, gli studiosi hanno sequenziato il genoma mitocondriale (i mitocondri sono gli organuli responsabili della produzione di energia necessaria alla cellula per crescere e riprodursi) e hanno identificato mutazioni in 365 campioni di placenta di future mamme. Hanno quindi esaminato lo stress materno collegandolo al numero di mutazioni geniche nel genoma mitocondriale della placenta.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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