Brescia è tra le cinque province con più diagnosi di Hiv all’anno

Di Hiv e Aids si parla sempre meno, soprattutto fra i giovani e giovanissimi. Un segnale in apparenza positivo: la «peste del Duemila», che ha terrorizzato una generazione, oggi non fa più paura. In realtà il silenzio e l’ignoranza contribuiscono a diffondere il contagio e ad impedire che chi contrae l’Hiv possa essere curato tempestivamente e con efficacia.
Secondo i dati appena pubblicati dal Centro Operativo Aids dell’Iss, Brescia si conferma fra le cinque province in Italia col maggior numero di diagnosi per anno. Seppur in leggero calo rispetto all’anno precedente, il numero delle infezioni da Hiv sta tornando ai livelli pre Covid, quando la curva dei contagi aveva conosciuto in Italia il punto più basso.
I numeri

I pazienti attualmente in cura alla Clinica di malattie infettive e tropicali degli Ospedali Civili di Brescia, diretta da Francesco Castelli, rettore dell’UniBs, sono 3.874 (in maggioranza uomini) e l’incidenza resta maggiore nella fascia 30-39 anni, seguita da quella 20-35 anni.
«Ciò che purtroppo continuiamo a rilevare – commenta il professore – è che le nuove diagnosi restano tardive e i pazienti si presentano da noi quando il grado di infezione è già avanzato. Il test non viene effettuato, nella maggior parte dei casi, perché si riconosce un rapporto a rischio, ma piuttosto quando si presentano sintomi già conclamati e che denotano uno stadio avanzato della malattia. È un problema perché le terapie funzionano meglio quando le difese sono ben conservate e la cronicizzazione positiva è più efficace nel caso di diagnosi precoce. Possiamo comunque dire che oggi l’aspettativa di vita di una persona che convive con l’Hiv sia quasi sovrapponibile a quella di una persona che non ha contratto l’infezione».
I test

Per il professor Castelli c’è in alcuni casi la non consapevolezza di essersi esposti al contagio: «I giovani non parlano più dell’Hiv, non si confrontano sul tema e non conoscono i rischi che possono correre: bisogna tornare ad educare alla sessualità e agli strumenti di prevenzione. C’è però anche la paura di testarsi, legata allo stigma che ancora caratterizza la malattia. È questo un altro ambito per cui resta ancora strada da fare».
L’invito resta quello di affidarsi e di testarsi, anche approfittando delle iniziative gratuite messe in campo dalle istituzioni in questi giorni (ne riferiamo nel box a lato). Un efficace strumento di prevenzione si sta rivelando il ricorso alla Profilassi pre esposizione (PrEP), indicata per persone sessualmente attive che potrebbero esporsi al rischio d'infezione.
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